Cialente: ingegneri ora chiedete scusa

Il sindaco attacca gli Ordini professionali: incarichi smisurati che di fatto hanno bloccato i lavori nella città e nelle frazioni
L’AQUILA. Una sferzata, durissima, all’indirizzo degli Ordini professionali. In primis, gli ingegneri, passati al setaccio per incarichi e compensi, lavori e progettazioni a gogò, nell’ambito della ricostruzione post-sisma.
Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, attinge dal “grande raccoglitore” di dati, la piattaforma Open Data ricostruzione, progetto del Gssi e dell’Università dell’Aquila, per dire la sua «sugli interessi che sono girati sulla testa e sulle spalle degli aquilani, dal 2009 in poi».
E le prime vittime della disamina del sindaco sono loro: i progettisti. Questi ingegneri e architetti che, secondo Cialente, hanno fatto man bassa di interventi. Per, poi, rallentare la ricostruzione. L’accusa è contenuta in poche, lapidarie, parole: «Credo che gli Ordini professionali debbano a tutti delle scuse».
LUCI E OMBRE. «Dalla ricerca contenuta nel portale Open Data ricostruzione sarà possibile evincere, con estrema facilità», dice Cialente, «tutti i dati relativi alla tragedia dell’Aquila e del cratere. Gran parte di queste informazioni è già presente nel sito del Comune dell’Aquila, ma richiede tempo per la consultazione. Questo programma li rende facilmente applicabili. Come Comune, abbiamo aderito al progetto, in quanto riteniamo che la trasparenza sia fondamentale. Individuare luci e ombre del terremoto è alla base di qualsiasi valutazione e programmazione. In Italia non si fa mai, perché dire le cose come stanno e fare nomi e cognomi non piace».
CHI HA FATTO COSA. Cialente va giù duro. «L’aspetto da sottolineare», afferma, «è chi ha fatto cosa. Chi ha gestito l’emergenza, chi ha operato le scelte, perché i ritardi nella ricostruzione dei centri storici, perché ancora oggi cimiteri e scuole non sono finanziati e mancano previsioni e leggi presenti, invece, nel decreto del terremoto agosto-ottobre 2016? Capire se e di quali privilegi L’Aquila ha goduto, oppure quanti danni e affronti la nostra città ha subìto».
J’ACCUSE. «Il dato che emerge è spaventoso, inspiegabile e insostenibile», sottolinea Cialente, «il 4 dicembre scorso il presidente dell’Ordine degli Ingegneri, Elio Masciovecchio, mi ha mosso un attacco di inaudita violenza perché avevo denunciato che, a causa del sovraccarico spaventoso di lavoro dei progettisti, insostenibile per qualsiasi studio di progettazione nazionale o internazionale, pari a quello di 20 provveditorati, la ricostruzione è bloccata, soprattutto nelle frazioni. Ho sempre chiesto», incalza il sindaco, «a tutti i governi e ai ministri che si sono succeduti, di porre delle regole. Lo chiesi a Prefetti, Commissari, capi di struttura tecnica di missione. Nessuno mi ha mai dato retta. La denuncia del sovraccarico di incarichi progettuali avrà riercussioni mediatiche. Credo che gli Ordini professionali debbano fare ammenda e chiedere scusa alla città, poiché loro, per primi, sarebbero dovuti intervenire. Anche appoggiando le mie proposte, ma non lo hanno fatto». NON SONO STATO COMPLICE. «Qualcuno mi ha accusato di complicità, in quanto vice commissario alla ricostruzione», evidenzia Cialente, «accettai l’incarico, ma non mi destinarono alla ricostruzione. Lì si gestivano interessi e scelte. Fui nominato vice commissario all’assistenza alla popolazione poiché Guido Bertolaso, andando via, dimenticò 1.700 nuclei familiari negli alberghi. Capii che toccava a me risolvere il problema. Riuscii a trovare una soluzione per tutti e mi dimisi: avevo risolto il problema, ma non condividevo nulla di ciò che stava avvenendo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

