Cialente: «La fuga dal Pd locale? Sapevo che sarebbe successo»

8 Luglio 2018

L’ex sindaco: «Dopo il ko inspiegabile dell’anno scorso non è stata aperta neppure una discussione» Lolli: «Di Benedetto, Iorio e Nardantonio sono sempre nel centrosinistra, io non mi muovo dal partito»

L’AQUILA. Il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli non si muove dal Pd, «che è la mia casa». L’ex sindaco della città Massimo Cialente si chiede invece se dentro il partito, che non riconosce più, «ci sia ancora posto per gente come me».
L’uscita dal gruppo dei democratici in consiglio comunale di Americo Di Benedetto, Emanuela Iorio e Antonio Nardantonio, è uno strappo che non resterà senza conseguenze, all’interno del Pd locale. Lolli e Cialente, che con Stefania Pezzopane hanno sempre rappresentato la storica “triade” del centrosinistra aquilano, danno letture diverse della decisione intrapresa dai tre consiglieri. E guardando anche alla situazione nazionale, ne approfittano per riflettere sulla direzione che deve prendere il partito.
«Per quanto riguarda la scelta di Di Benedetto, Iorio e Nardantonio», afferma Lolli, «sono estremamente rispettoso del loro punto di vista. Allo stesso tempo, sono convinto che il loro orizzonte politico resterà il centrosinistra e quindi sono anche convinto che ci rincontreremo. Inutile nascondere che oggi il centrosinistra sia in difficoltà, ma è comunque un campo largo, senza steccati. Ed è anche chiaro che quello che è accaduto non è un problema solo aquilano: il Pd non è riuscito a tenere insieme le varie componenti e personalità». Ma cosa ha spinto i tre consiglieri ad aderire al gruppo consiliare del Passo Possibile? Secondo Lolli «hanno voluto prendersi maggiori spazi. E se saremo bravi a non creare fazioni», sottolinea, «già le prossime elezioni potrebbero essere l’occasione giusta per ritrovarci».
Sulla possibilità, che non pare campata in aria, di ulteriori fuoriuscite dal partito, Lolli parla di sé: «Io rimango dove sto. Nonostante le critiche che pure mi sento di avanzare, il Pd è casa mia. Continuo a ritenere che siamo l’unica leva del centrosinistra. Certo, è un partito che deve smetterla di pensare che può farcela da solo, deve diventare più inclusivo e pronto a collaborare con gli altri. La strada è questa».
L’ex sindaco Cialente ha una visione più disincantata e l’ex sindaco inizia a dubitare, vista la crisi in cui si dibatte, «che il Pd abbia un futuro. Io me lo sentivo che sarebbe successo tutto ciò, si è deciso a febbraio di fare un congresso unitario e oggi raccogliamo i cocci. Una situazione che ci accomuna ad altre città, come Viterbo e Teramo: il partito non è più capace di dare risposte, perché guarda solo al proprio ombelico. All’Aquila, dopo la sconfitta inspiegabile dell’anno scorso, non è stata neanche aperta una discussione, non è cambiato niente. Non so se ci sia ancora spazio per gente come me: ci sto male a vedere tutto ciò, in una città ormai allo sfascio».
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