Cialente: lavori pubblici, un disastro

5 Novembre 2017

L’ex sindaco: L’Aquila diventi modello di studio nazionale per riformare la burocrazia che blocca i cantieri in Italia

L'AQUILA. «L'Aquila come oggetto dello studio per riformare la burocrazia che blocca i lavori pubblici in Italia». La proposta è dell'ex sindaco della città, Massimo Cialente, che sottolinea «ritardi, lentezze, intoppi, farraginosità dei percorsi, errori, superficialità e conflittualità tra gli enti». Ma quanto ha pesato tutto questo sulla ricostruzione pubblica post-sisma? Molto, troppo, secondo Cialente che parla di «opere pubbliche al palo» e di «una ricostruzione a due velocità, di cui è un esempio imbarazzante il centro storico».
OPERE FERME. «Nella fase post-sisma, L'Aquila era l'area del Paese dove si sono addensati i maggiori finanziamenti per la previsione di opere pubbliche promosse da diversi soggetti attuatori: Comune, Provincia, Regione, Sovrintendenza, Provveditorato alle opere pubbliche, Sovrintendenza, Università, Asl, Gran Sasso Acqua», fa notare Cialente, «tutte di enorme impatto sociale. Se escludiamo la realizzazione, in tempi adeguati, degli edifici giudiziari, tutte le altre opere, pur in presenza da anni di finanziamenti, sono bloccate».
IL REPORT. I dati forniti dall'Usra, l'Ufficio speciale per la ricostruzione dell'Aquila, forniscono un quadro molto chiaro: la sintesi degli interventi per le opere pubbliche, aggiornata al 31 agosto scorso, indica nella voce importo richiesto per il finanziamento di opere pubbliche 2 miliardi 157 milioni 501mila euro, di cui finanziati poco più di 2 miliardi ed erogati un miliardo 351 milioni 449mila 496 euro. Importi che corrispondono a pochissime opere realizzate. «La mia esperienza di sindaco», incalza Cialente, «è stata frustrante proprio sul versante delle opere pubbliche. Ho concluso il mio mandato senza poter vedere, almeno avviati, gli interventi decisivi che erano stati stabiliti».
SOLDI FERMI. «Anche all'Aquila», evidenzia Cialente, «abbiamo centinaia di milioni fermi, per opere necessarie come scuole, ospedale, uffici pubblici, con enormi "buchi" in centro storico». Tra i ritardi vistosissimi l'ex sindaco cita la scuola elementare De Amicis, ferma da otto anni e palazzo Margherita, ex sede municipale, i cui lavori, finziati dal sistema del Credito cooperativo italiano, sono inziati da poco. Altro “scandalo” della ricostruzione pubblica, l'aggregato che affaccia sui Quattro Cantoni e comprende Liceo Classico, Biblioteca provinciale, Convitto nazionale e sede della Camera di commercio.
L'AQUILA MODELLO DI STUDIO. «La mia proposta», incalza Cialente, «è di prendere in considerazione da un lato l'intervento per la nuova ala del tribunale o la sede della procura della Repubblica, due esempi positivi di ricostruzione pubblica, e di estrarre a sorte almeno tre opere portate avanti dai soggetti attuatori pubblici. Analizzare il perché dei successi e dei tanti fallimenti». A farlo, secondo Cialente, dovrà essere una Commissione chiamata a riferire, a sua volta, alle commissioni Lavori pubblici di Camera e Senato, composta da Consiglio superiore dei lavori pubblici, Anac, ministero della Giustizia e ordini professionali».
MENO BUROCRAZIA. «Sarebbe opportuno», spiega Cialente, «che il Governo introduca rigidi criteri temporali e l'obbligo di procedere sempre in parallelo nell'iter delle autorizzazioni fissando, in modo netto, tempi e modalità delle Conferenze di servizio. Bisogna trovare il coraggio di rivedere il percorso ad ostacoli che va dallo studio di fattibilità al progetto esecutivo, fino alla verifica progettuale. Anni ed anni di attesa, che hanno frenato la ricostruzione pubblica in città».
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