Ciclismo donne, 25 anni fa il Mondiale della D’Ettorre

10 Ottobre 2021

L’AQUILA. «Venticinquesimo anniversario, dedicato a una vera squadra. Alessandra completò il lavoro e regalò a tutti/e una grande gioia». Così Norberto Radaelli, già commissario tecnico della...

L’AQUILA. «Venticinquesimo anniversario, dedicato a una vera squadra. Alessandra completò il lavoro e regalò a tutti/e una grande gioia».
Così Norberto Radaelli, già commissario tecnico della Nazionale femminile di ciclismo, ha voluto ricordare il titolo iridato, conquistato da Alessandra D’Ettorre a Novo Mesto (Slovenia) nella prova su strada della categoria Juniores. Era il 18 agosto del 1996. Oggi, a 43 anni, Alessandra D’Ettorre non è ancora scesa dalla bicicletta, ma la utilizza nella perlustrazione del territorio del Gran Sasso. Ancora per lavoro, ma con la divisa dei carabinieri forestali.
Così ricorda quei momenti di 25 anni fa il suo storico mentore, il talent scout Renato Palumbo, il quale sacrificò per la prima volta la partecipazione alla festa di San Carlo a Carrufo di Villa Santa Lucia degli Abruzzi (suo paese d’origine) per guidare la spedizione in Slovenia di cui facevano parte anche i genitori di Alessandra e la sorella.
«La mattina del 18 si correva finalmente su strada. Alessandra, prima della partenza, ci disse che aveva male al ginocchio sinistro. Lo interpretai in segno positivo: capitò la stessa cosa in un’altra gara e la vinse. La squadra azzurra fu subito in testa, ai 100 metri vedemmo sfrecciare come un siluro Alessandra. Gridammo forte. Avevamo vinto il titolo del mondo, ma la telecamera era caduta a terra accesa senza riprendere l’arrivo. Fu festa grande. Al ritorno, alle 3 del mattino successivo, giungemmo a Castelvecchio Calvisio cercando di non turbare quel silenzio che, per l’ora tarda, avvolgeva il paese. Ma non fu così. A pochi metri dall’abitazione della famiglia D’Ettorre incominciarono ad accendersi tutte le luci del paese, le campane della chiesa suonarono a festa, un’orchestrina intonava l’inno nazionale, cesti di dolci e bottiglie di bevande incominciarono a incrociarsi tra le mani della gente. Fu festa fino all’alba». (e.n.)