Città in fermento sul metanodotto Snam

In tanti sostengono i comitati no gas: «Contrari a questo progetto». Ma qualcuno si schiera con i tecnici bloccati
SULMONA. In città il dibattito si infiamma sulla questione Snam. Il tentativo di sopralluogo ieri al piazzale Di Bartolomeo dei tecnici della società del gas, poi “messi in fuga” dagli ambientalisti, rimette al centro dell’agenda sulmonese il caso della centrale autorizzata a dicembre 2017 dal governo Gentiloni in fase di scioglimento delle Camere. I tecnici Snam erano arrivati mercoledì in cittá proprio per posizionare una delle due centraline di monitoraggio dell’aria.
«Io sto con i lavoratori della Snam, a cui è stato impedito di svolgere il proprio lavoro in conformità agli accordi condivisi sui tavoli decisionali», fa notare Carlo Fontana, ingegnere e già tra i promotori di un movimento sulla mitigazione del rischio sismico. «L’installazione di quella centralina è stata decisa a un tavolo in cui c’era anche il sindaco Annamaria Casini, che l’ha annunciata lo scorso marzo come una vittoria. Tra l’altro sarebbe l’unica parte dell’opera a dover essere benvenuta, perché fornirà i dati per valutare l’impatto delle emissioni. Due cose mi lasciano perplesso: la prima è l’ostilità dei comitati alle misurazioni, forse temono che si passi dalle opinioni ai numeri oggettivi; la seconda è l’assenza dei vigili urbani a garantire lo svolgimento di un’attività su un terreno comunale, che l’Ente ha voluto e apprezzato e la cui contestazione era stata annunciata».
«Noi eravamo lì per ribadire il nostro no all’impianto», replica Lorenzo Tritapete, studente, «il fatto che i giovani non vogliano questa opera è significativo di quanto possa essere anacronistica e dannosa». Non solo i giovanissimi sono contrari, però, alla Snam. «Si poteva benissimo scegliere un percorso diverso da questo in zona sismica e non così a ridosso del centro abitato», riflette Giuseppe Pizzi (istruttore sportivo).
«Alla fine credo che quest’opera si farà perché il gasdotto è stato già realizzato in parte e perché rientra in un progetto molto più grande, a prescindere da qualsiasi valutazione di impatto ambientale, rischio sismico o sulla salute», commenta l’avvocato Marco Presutti.
«Io sono contraria perché questo impianto creerebbe molti problemi, non solo legati al rischio sismico, ma anche a quello ambientale, in un territorio già alle prese con altri problemi», sostiene Francesca Procoli, istruttrice sportiva.
«Siamo in un territorio altamente sismico e immerso nel verde e la centrale avrebbe un impatto troppo forte», aggiunge il fisioterapista Fabrizio Centracchio.
«Il problema è della politica che è stata per troppo tempo assente su questa vicenda», incalza Alessandro Di Prata (ristoratore). «Si doveva discutere con la Snam, lo dico da anni e ora ci troviamo con nulla in mano», sottolinea l’imprenditore Gianni Cirillo. «Io temo per l’impatto ambientale, il rischio sismico e le polveri sottili», dice il pensionato Nicola Paolilli, supportato dal medico Roberto Ranalli che rileva: «Nella nostra vallata chiusa c’è il fenomeno dell’inversione termica che andava approfondito».
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