Città in festa per il suo cardinale Oggi prima messa con il Papa

Il neo porporato, stanco ma felice, ha incontrato i fedeli arrivati dall’Aquila, Latina e Ascoli Piceno Stamani concelebra con il Pontefice per la ricorrenza dei Santi patroni della capitale
ROMA. È stata una festa per il neo-cardinale Giuseppe Petrocchi, ma anche per L’Aquila. Da ieri il capoluogo d’Abruzzo ha una voce forte e autorevole. E non solo all’interno del Vaticano. La cerimonia presieduta da Papa Francesco, nel corso della quale l’arcivescovo dell’Aquila è stato creato cardinale, è stata simbolicamente una svolta per la diocesi e per la città. Il ruolo della Chiesa aquilana negli anni post-sisma è stato spesso al centro di polemiche, equivoci e malintesi. Nel 2013 Petrocchi è stato scelto da Francesco per riportare un po’ d’ordine (anche nei conti economici) e di serenità. La nomina a cardinale premia certo l’uomo di fede, ma è anche un messaggio preciso che parte dalla Santa Sede e arriva dritto all’Aquila dove restano ancora “ruggini” con altri attori della ricostruzione. Ora la diocesi è guidata da un prelato autorevole che sa ascoltare, ma che sa anche decidere, il tutto grazie a un consapevole utilizzo della virtù della prudenza. Anche alcune “resistenze” aquilane a questo punto dovrebbero prenderne atto. C’è chi in città ancora “brontola” per la presunta eccessiva riservatezza dell’arcivescovo, poco incline alle luci della ribalta. Ma anche ieri il Papa, nel brevissimo colloquio che ha avuto con Petrocchi mentre gli imponeva la berretta rossa, ha incoraggiato l’arcivescovo ad andare avanti nel suo servizio a una comunità che ha ancora aperte le ferite, umane e materiali, originate dal sisma del 2009. È molto più vicina la tanto attesa visita di Francesco all’Aquila. Petrocchi anche ieri non si è voluto sbilanciare, ma l’avvio del cantiere per la ricostruzione del Duomo – cosa che potrebbe accadere già in autunno – sarà l’evento per il quale il pontefice onorerà L’Aquila della sua presenza. Basterà solo fissare la data e i dettagli, cosa che Petrocchi potrà fare “semplicemente” bussando alla porta del Papa senza passare per le lungaggini della burocrazia vaticana.
Tanti gli aquilani che ieri hanno voluto essere a Roma per una cerimonia che si può definire storica. Bisogna andare indietro di secoli per trovare un vescovo dell’Aquila elevato alla dignità cardinalizia, Amico Agnifili, pur senza dimenticare, naturalmente, le figure di Carlo Confalonieri e Corradino Bafile. I fedeli aquilani – stimati in un numero fra i 500 e i 700 – sono arrivati a Roma in pullman o con mezzi privati. Hanno atteso quasi un’ora sotto il sole prima di poter accedere in piazza San Pietro e poi in basilica. A rappresentare L’Aquila c’era il sindaco Pierluigi Biondi, per il governo nazionale il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio. Tra gli ospiti il prefetto Giuseppe Linardi.
Ma la festa vera c’è stata dopo la cerimonia ufficiale, durata circa un’ora. Nell’aula Nervi c’è stato il grande abbraccio con i fedeli. Petrocchi non ha perso l’aplomb di sempre, anche se non ha potuto nascondere un velo di commozione. E chissà se non ha dovuto frenare qualche lacrima che stava per venire fuori. Ha avuto una parola, una stretta di mano, un gesto amichevole per tutti. Al suo fianco il gentiluomo di Sua santità, l’aquilano Giovan Battista Santucci, il capo del protocollo civile della diocesi Gabriele De Cata, il nunzio Orlando Antonini (che ha ribadito l’importanza della nomina di Petrocchi per L’Aquila e per il Centro Italia terremotato) e poi tanti sacerdoti (con qualche assenza “sospetta”), amici, parenti, “ammiratori” arrivati anche dalle Marche, regione di nascita di Petrocchi, e da Latina, l’ex diocesi del neo-cardinale. Il porporato è stato presa di mira dai flash: tutti hanno voluto farsi ritrarre con il cardinale. Una bambina di 6 anni gli ha consegnato un disegno realizzato da lei per l’occasione. L’incontro nella sala Nervi è durato oltre 2 ore. Petrocchi è stato l’ultimo a uscire “scortato” da don Claudio Tracanna, responsabile dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi e don Artur Sidor, direttore dell’ufficio liturgico diocesano. Il neo-cardinale è apparso un po’ stanco, ma felice per la giornata appena trascorsa. Ai pochi fedeli rimasti ad attenderlo ha detto: «Abbiamo la certezza della vita eterna perché l’amore è eterno. Oggi ho incontrato persone che non vedevo da decenni. Ci sono legami forti che non si spezzano mai».
Il neo-cardinale è rimasto a Roma perché stamani alle 9,30 parteciperà alla messa celebrata da Papa Francesco con tutti i cardinali sul sagrato della basilica, nella solennità dei santi Pietro e Paolo.
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