Coccia: per il gran finale ecco i Carmina Burana

Il maestro e organizzatore di eventi: bisogna puntare sempre sulla qualità e va intensificato il rapporto tra le scuole e gli operatori culturali
AVEZZANO. In occasione della chiusura della stagione musicale del Teatro dei Marsi di Avezzano, l’organizzatore degli spettacoli, nonché musicista affermato, Massimo Coccia parla del suo lavoro e delle sue passioni, della sua visione del teatro e della musica avezzanese. Viene fuori un bilancio estremamente positivo che conferma la vena musicale non solo di Avezzano, ma di tutta la Marsica.
Con quali criteri ha selezionato gli spettacoli della stagione musicale?
«Siamo ormai giunti alla decima stagione musicale del Teatro dei Marsi, la scelta delle rappresentazioni è stata guidata dallo stesso spirito che ha animato tutte le edizioni sin dalla prima, ovvero dare ad Avezzano un’esperienza culturale più vasta possibile così da soddisfare tutte le esigenze in campo musicale, creando una pluralità di generi come opera lirica, danza, musical, concerti pop, unita a tutte le diverse sfaccettature della musica classica. D’aiuto è anche stato il ministero dei Beni culturali, che ha adottato princìpi simili a quelli da noi già adottati negli anni precedenti. Questa diversità ha scaturito quindi internazionalità nel pubblico del teatro. Nelle ultime edizioni infatti abbiamo puntato molto anche su compagnie ed artisti di fama internazionale come Ute Lemper che si è esibita per la sua unica data italiana del suo tour europeo proprio ad Avezzano».
Cosa potrebbe fare la scuola per avvicinare i giovani alla musica?
«Di certo può fare molto. Va intensificata la collaborazione tra istituzioni scolastiche e operatori culturali e ciò può avvenire sia all’interno della scuola, sia nel teatro, cosa che non avviene con frequenza, per far sì che i ragazzi si avvicinino ancor di più ai linguaggi artistici. I Carmina Burana (stasera alle 21 lo spettacolo al Teatro dei Marsi ndr), componimenti canori dell’epoca medievale che chiudono la nostra stagione musicale, sono un ottimo esempio di come la scuola possa sensibilizzare le arti. Nel nostro caso la particolarità di questa rappresentazione è che gli esecutori sono tutti studenti del conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara».
Ci può parlare del “Festiv’Alba”?
«Sarà un festival musicale che progettavamo di realizzare ormai da tre anni che mira anche a rivalorizzare in un nuovo modo l’area archeologica, che ricordiamo essere la terza del centro Italia. L’avvenimento vedrà poi partecipe anche la chiesa medievale di San Pietro, la quale ospiterà sei concerti di musica classica. Ci saranno quattro eventi di particolare importanza che saranno annunciati nel dettaglio a metà aprile, e stiamo anche definendo una rassegna cinematografica all’insegna del cinema italiano».
Come riesce a far conciliare l’attività di musicista con l’organizzazione di eventi?
«È sempre più difficile, dato che l’organizzazione sta occupando sempre più tempo, togliendone alla mia prima passione, la musica, e nello specifico il pianoforte. Nonostante ciò cerchiamo di mantenere vive entrambe le cose e di continuare a coltivare le passioni con uguale frequenza, nonché il più a lungo possibile».
Può darci un personale bilancio della stagione musicale?
«Siamo molto soddisfatti dato che la programmazione è stata realizzata già dall’anno precedente, e giunti alla decima edizione abbiamo aggiunto concerti di musica popolare come ad esempio quello di uno storico gruppo di musica popolare salentina, l’orchestra d’archi di Budapest e musicisti gitani. Queste scelte hanno riscontrato un notevole successo del pubblico, che, spinto dalla curiosità, si è subito appassionato al continuo rinnovamento dell’offerta culturale che ci porta ad una ricerca di contenuti di qualità sempre maggiore».
Vincenzo Salutari
Francesco Salvemme
Antonio Santucci
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