«Col depuratore nel Parco più qualità per l’ambiente»

28 Giugno 2018

Il commissario Rolle e il presidente Carrara intervengono sulla contestata opera: «Verrà realizzata nel rispetto delle norme vigenti, benefici per il fiume Sangro»

PESCASSEROLI. Il depuratore che servirà Opi e Pescasseroli «sarà realizzato nel rispetto di tutte le norme vigenti». Lo precisano il commissario straordinario unico per la depurazione, Enrico Rolle, e il presidente del Parco nazionale d’Abruzzo, Antonio Carrara, che vogliono mettere a tacere preoccupazioni e critiche degli ambientalisti. I due pareri sono condivisi anche da Regione, Arta, dal direttore generale dell’Ersi, Tommaso Di Biase, dai comuni di Pescasseroli e Opi, dal direttore dell’Ato peligno, Corrado Rossi, e dall’amministratore unico della Saca spa.
«Nel corso dell’iter», spiegano commissario, Parco e realtà locali, «sono stati acquisiti i nulla osta della Sovrintendenza ai beni ambientali e della Soprintendenza archeologica, il parere positivo del Comitato di coordinamento regionale per valutazione d’impatto ambientale, dell’Arta Abruzzo, il parere positivo in conclusione della Valutazione d’incidenza, il nulla osta dell’Ente Parco, i diversi pareri del Comune di Pescasseroli. Gli aspetti ambientali sono stati esaminati nel corso di due distinte procedure di valutazione d’impatto e di incidenza ambientale, tenendo conto dei pareri del Parco, con riferimento anche a una prima localizzazione dell’impianto non ritenuta idonea».
Si sta valutando anche il possibile riutilizzo delle acque in uscita dal depuratore in considerazione dell’elevata qualità che presenteranno come fertilizzante organico. Oltre a ciò il commissario sottolinea come il depuratore, i cui lavori dovranno terminare entro l’anno, servirà a risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico nei Comuni di Pratola e Opi. «Il depuratore», aggiunge Rolle, «garantirà la soluzione di un grave problema ambientale, visto che la qualità delle acque del Sangro in pieno Parco nazionale è classificata come scarsa e il superamento delle condizioni che hanno portato alla condanna definitiva dello Stato italiano, da parte della Corte di giustizia europea, sin da 2012. La tecnologia adottata, vagliata positivamente a suo tempo dal ministero dell’Ambiente consente di raggiungere gli standard più elevati di qualità degli effluenti dell’impianto. L’intervento dovrà concludersi entro l’anno e al raggiungimento di questo obiettivo tutti i convenuti si sono impegnati a concorrere in uno spirito di leale collaborazione istituzionale».
Un aspetto che dovrà essere considerato in un secondo momento è quello della riconversione dell’area dell’impianto esistente che sarà necessariamente dismesso. Un passo successivo a cui le istituzioni locali dovranno lavorare in sinergia con quelle nazionali.
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