Collebrincioni, battaglia contro il poligono

16 Luglio 2018

Il comitato che chiede il trasloco dei militari incontra il Parco Gran Sasso. Ecco le ipotesi alternative

L’AQUILA. Continua la battaglia a Collebrincioni del comitato che si batte contro il poligono militare di Monte Stabiata, accusato di deturpare una delle zone più belle della montagna aquilana.
Nei giorni scorsi una delegazione del comitato di Collebrincioni ha incontrato i vertici del Parco Gran Sasso, il presidente Tommaso Navarra, il direttore Alfonso Calzolaio e la botanica Daniela Tinti. Un incontro che ha lasciato gli esponenti del comitato molto perplessi, visto che il Parco ha dichiarato che l’ente può avere una posizione solo auditiva, e che non avrebbe, nel caso specifico, alcuna voce in capitolo. L’unico passo avanti ottenuto dal comitato è stata la decisione di effettuare, a settembre, una seconda analisi del terreno. Stavolta, anziché esaminare i soli 6 ettari previsti inizialmente dall’esercito, ne saranno esaminati 22, come richiesto dal Parco.
I problemi sul tappeto sono numerosi. Il poligono di Monte Stabiata viene infatti classificato come “strategico” sia per grandezza sia per la conformazione del luogo (ottimale, a detta dell’esercito, per la scuola guida con i carri armati, per le esercitazioni, in quanto il territorio è molto simile alle zone di missioni, specie l’Afghanistan), sia per la vicinanza con Roma.
Nell’incontro è stata esclusa la delocalizzazione proprio perché si tratta di un poligono esistente da 61 anni. Il pericolo paventato nel corso dell’incontro è che un’eventuale chiusura del poligono porterebbe alla chiusura della stessa caserma aquilana. I vertici del Parco hanno proposto due alternative. La prima, relativamente semplice, potrebbe portare a un accordo con l’esercito con regole più precise rispetto all’utilizzo dell’area, escludendo quindi ogni ipotesi di delocalizzazione. La seconda ipotesi, quella della chiusura definitiva del poligono, comporterebbe tempi lunghissimi nella sua eventuale attuazione.
«Uno scontro tra la sicurezza nazionale e la sicurezza delle popolazioni», dicono i firmatari della petizione, che affermano però di voler andare avanti nella protesta. In una nota chiedono «che l’esercito cerchi un altro sito, in accordo con tutti gli enti interessati e tale da non arrecare disturbo e contrasto con la popolazione». Considerando anche che «il Parco Gran Sasso e monte Stabiata rientrano in una zona protetta speciale a livello europeo».(r.p.)
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