Collemaggio, aperta la Porta Santa Via alle 24 ore più attese dai fedeli

29 Agosto 2023

Papa Francesco ha inviato il cardinale Semeraro: è stato lui a battere tre volte col simbolico ramo d’ulivo Così la basilica torna per un giorno il luogo dell’indulgenza. La chiusura è prevista oggi alle ore 19

L’AQUILA. Alle 20.18 di ieri sera, al termine di una giornata condizionata da frequenti scrosci di pioggia, è tornato a compiersi il rito più atteso della Perdonanza: l’apertura della Porta Santa, che potrà essere attraversata fino alle 19 di oggi per “lucrare, pentiti e confessati” l’indulgenza plenaria concessa nel 1294 da Papa Celestino V. È stato il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi – e “gemello” nell’episcopato, come ha detto lui stesso nell’omelia, del cardinale arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Petrocchi – a colpire per tre volte la Porta con un ramo di ulivo, il simbolo della “festa del Perdono”. La messa, inizialmente prevista sul palco posto nel piazzale, è stata celebrata nella basilica di Collemaggio. Una decisione presa da Comune e diocesi intorno alle 14 di ieri quando i nuvoloni che si addensavano sulla città non lasciavano presagire nulla di buono dal punto di vista meteorologico. E se il corteo è stato almeno inizialmente “graziato”, un acquazzone si è scatenato proprio mentre il sindaco Pierluigi Biondi leggeva il testo della Bolla di Celestino. Le autorità si sono poi rifugiate in chiesa, qualcuna con i vestiti parecchio bagnati.
L’APERTURA
Va però detto che l’apertura della Porta Santa – con centinaia di persone a sgomitare per immortalare il momento clou con i cellulari – ha cancellato tutto il resto, finanche le polemiche sul palco troppo a ridosso della facciata. E questo per un motivo semplice, ribadito in un passaggio dell’omelia anche dal cardinale Semeraro: all’Aquila in questi giorni si celebra un avvenimento unico nella storia della città e della Chiesa. In sostanza, chi vuole “cercare e trovare” Celestino e il suo messaggio di pace e riconciliazione deve venire per forza all’Aquila, “battezzata” lo scorso anno da Papa Francesco “Capitale del Perdono”.
PREGHIERA DEI FEDELI
C’è un passaggio nella preghiera dei fedeli, letto durante la messa (e certamente non messo a caso) che recita: «Per la comunità aquilana, perché, nel vivere i giorni lieti e festosi della Perdonanza Celestiniana, guardi al messaggio di salvezza e di riconciliazione annunciato da San Celestino V, per rendere più evangelicamente fecondo il cammino della propria rinascita». Come dire: le feste vanno bene, ma non perdiamo di vista le cose essenziali. C’è stato poi, sempre nella preghiera dei fedeli, un altro riferimento, questa volta ai pellegrini (quindi non ai “semplici” turisti). Questo il testo: «Preghiamo per i pellegrini che nel trascorso Anno della Misericordia hanno pregato con fede davanti alle spoglie di San Celestino V e per tutti coloro che in questo giorno di salvezza attraverseranno la Porta Santa di Collemaggio, affinché la grazia dell’indulgenza giubilare accresca in ciascuno la capacità di testimoniare il Vangelo di Cristo». Persino nel saluto che alla fine della messa il cardinale Petrocchi ha fatto al cardinale Semeraro, l’arcivescovo dell’Aquila è tornato a ribadire il concetto che «è necessario far conoscere meglio al mondo la figura di Celestino V», affinché la Perdonanza non sia solo un evento locale ma diventi “universale”.
L’OMELIA
Nell’omelia del cardinale Semeraro ci sono stati passaggi molto significativi, in particolare sui concetti di “porta” e di “perdono”. «La porta è un simbolo», ha detto il prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, «il suo aprirsi e chiudersi può significare tante cose. Perfino quella di casa, che è protezione dell’intimità, a volte, purtroppo, è segno di dominio, di prepotenza. Quante volte le cronache ci parlano di violenze perpetrate con le porte chiuse. Anche il perdono, di cui ci parla il rito che stiamo celebrando, può essere descritto con il simbolo della porta. Nella mente della Chiesa l’apertura della Porta Santa ha un duplice significato: anzitutto ricollegare la nostra vita – quella personale e pure quella sociale, storica, ecclesiale – alla sua sorgente che è Cristo. Non a caso Gesù parla di una porta, dalla quale si può entrare e uscire. È un linguaggio orientale, che indica una totalità e vuole dirci che l’intera nostra vita umana è compresa fra i due atti fondamentali dell’entrare e uscire: dalla nascita, ossia l’uscita dal seno materno, all’uscire per entrare negli spazi della vita, fino all’uscita definitiva con la morte. Applicato a Cristo, il simbolo della porta dice che tutta la vita del cristiano è un passare attraverso di lui, un muoversi mediante lui, a un vivere in lui». E poi: «Perdonare è liberare l’altro dalle conseguenze del suo crimine, ma pure liberare se stessi dall’odio, dal risentimento, dal desiderio di rivalsa e questo, forse, è il lavoro più arduo, più difficile». La messa è stata concelebrata, oltre che da Petrocchi, anche da monsignor Antonio D’Angelo, arcivescovo coadiutore, dal nunzio monsignor Orlando Antonini, dal vescovo di Trivento monsignor Claudio Palumbo e dai vescovi di Sulmona, monsignor Michele Fusco, e Avezzano, monsignor Giovanni Massaro.
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