«Commemorare la strage di San Bernardino»

Quando nel 1799 i francesi uccisero 27 frati e 22 fedeli. Lo storico Giustizia fa appello agli attuali religiosi
L’AQUILA. Lo storico Fulvio Giustizia ricorda l’invasione francese nell’Aquilano del 1799 e la strage del 23 marzo 1799 di religiosi e laici (49 morti, 27 frati e 22 fedeli) nel convento di San Bernardino.
«Già dal 13 dicembre 1798» sottolinea Giustizia «quando i francesi, occupando Cittaducale e Antrodoco (oggi in provincia di Rieti, ndc) avevano oltrepassato i confini della provincia d’Abruzzo, i vari paesi del circondario aquilano erano stati invitati a mobilitarsi, preparandosi a difendersi in tutti i modi, sia con armi proprie che improprie. E gli aquilani il 3 marzo 1799, grazie alle varie forze di volontari dei paesi vicini, guidate dal generale Giovanni Salomone, riuscirono a catturare un buon numero di francesi per poi imprigionarli nel Castello cinquecentesco. Nei giorni seguenti 10 marzo e 17 marzo, domenica delle Palme, si ha un inusuale intervento, non del tutto spirituale, del generale Salomone, che si espone in prima persona nel richiedere, mediante due atti notarili l’attestato di un’apparizione di San Bernardino (con una fascia rossa) nella prima data e, nella seconda, un altro attestato per una analoga manifestazione di Sant’Equizio. Miracoli ovviamente considerati un incoraggiamento dei due Santi alle truppe coalizzate per la difesa della città dell’Aquila. Si arrivò così ai tristi avvenimenti del 23 marzo 1799, quando 500 francesi, entrati in città dopo aver sfondato Porta Barete e liberati i loro compatrioti che erano prigionieri nel Castello, si recarono a saccheggiare il convento di San Bernardino, uccidendo frati e fedeli che vi si trovavano raccolti. Si sarebbe così verificato quanto il Santo protettore della città, nella apparizione di qualche giorno prima, sembra aver voluto significare mostrandosi munito, non a caso, di una fascia rossa, come evidente segnale di un imminente martirio. I francesi non risparmiarono neppure il corpo di San Bernardino. Lo scaraventarono a terra per rubare la cassa d’argento costruita nel 1550 e che costò 14.000 scudi, e l’argento dell’urna. La cassa, insieme ad altri argenti di arredi sacri, sarebbero dovuti servire ad estinguere, come taglia per diritto di conquista, la somma imposta dai francesi all’Aquila di ben 36mila ducati. Per concludere – dal momento che il prossimo anno sarà il 225° anniversario della strage – ci sia permesso di rivolgere un appello agli attuali religiosi di San Bernardino, perché vogliano considerare l’opportunità di posizionare, all’interno della chiesa, una lapide che ricordi le 49 vittime del 1799, con in più l’iniziativa, il 23 marzo di ogni anno, di celebrare per loro, e per tutte le vittime di guerra di ogni epoca, una partecipata Eucaristia, aperta a tutta la cittadinanza aquilana». (g.p.)

