Commercianti in crisi: «Siamo abbandonati»

Appello al premier Conte da 60 operatori dell’Altopiano delle Rocche: «Non scendiamo in piazza, ma ci servono contributi e tagli alle tasse»
L’AQUILA. Si sentono abbandonati, «in un momento di assoluta disperazione». Sono circa 60 gli operatori commerciali dell’Altopiano delle Rocche che hanno firmato la lettera inviata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e alle istituzioni locali: titolari di ristoranti, hotel e bar, negozi di alimentari, abbigliamento, oggettistica, farmacie. Esercitano la loro attività in piccole realtà dell’Abruzzo montano, che vivono soprattutto di turismo, e sono ormai fiaccati dall’emergenza, dalle chiusure, dalle tasse, dallo stop alle stazioni sciistiche e al rientro nelle seconde case.
CHI SONO. Tra i promotori il ristoratore Pio Di Stefano. «Noi montanari, per carattere», hanno scritto a Conte, «ripudiando le manifestazioni di piazza, scegliamo sempre la via del confronto diretto, esponendo problemi e perplessità in modo molto civile e garbato per avere risposte certe e concrete». La loro lettera non è altro che una richiesta di aiuto: «Ci dia una mano ad alleggerire la nostra angoscia e le nostre preoccupazioni, proponendo una “pace fiscale”, non un rinvio delle tante tasse che aumenterebbe ancor più il nostro fardello di debiti, e ci supporti con contributi a fondo perduto, calcolati facendo riferimento al fatturato di un trimestre e non al mese di aprile che, per le nostre attività, è normalmente di scarsissimo movimento. Contributi che ci terrebbero ancora in vita senza farci sprofondare nel baratro».
LE PRIORITÀ. Parlano a cuore aperto al premier Conte, elencando le problematiche con cui stanno facendo i conti dallo scorso marzo: la loro situazione somiglia a quella di tanti altri territori, aggravata dalle conseguenze del terremoto che ancora si fanno sentire. Oberati dalla tasse, nonostante i mancati introiti legati alle due ondate della pandemia, e ora anche con lo spettro delle ulteriori misure restrittive che si stanno per varare a Natale: il blocco della mobilità tra regioni sarà la mazzata finale al turismo invernale. «La decretata chiusura delle stazioni invernali fino al 6 gennaio 2021 aumenta esponenzialmente la nostra angoscia. Le nostre attività vanno avanti, con le difficoltà che tutti possono immaginare, con il turismo estivo e, soprattutto, col turismo invernale. Nel nostro territorio insiste la stazione sciistica di Campo Felice, tra le più importanti del Centro-Sud e riconosciuto traino dell’economia di un vasto comprensorio, in quanto meta di migliaia di appassionati della neve che vengono in gran parte dalla capitale». Lasciare chiusa la stazione nel periodo natalizio, che rappresenta il 50% in termini di incassi dell’intera stagione, «costituisce una vera mazzata con ripercussioni negative su tutto il sistema sciistico, ma anche della ricettività e della ristorazione e su tutto ciò che ruota intorno agli impianti di risalita. A ciò si deve aggiungere», concludono, «il mancato ritorno dei nostri compaesani che, per motivi di lavoro, risiedono altrove e il mancato arrivo dei proprietari di seconde case, che da noi sono tantissime, che hanno la residenza nel Lazio, in Campania e in Puglia». (r..s.)
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