Commercio e ristorazione Un crollo che costa 5 milioni

23 Marzo 2020

Capretti (Fiva Confcommercio): «Le misure del governo di 600 euro sono una miseria Il settore già adesso è in ginocchio». E ai consumatori: «Segnalate le speculazioni»

L’AQUILA. Dai 4 ai 5 milioni di euro di fatturato polverizzati in poche settimane.
A tanto ammonta, secondo stime Confcommercio, il danno economico che il coronavirus ha prodotto finora in provincia dell'Aquila nel turismo alberghiero, commercio e ristorazione. Nel momento più critico dell'emergenza, l'Ascom ha lanciato la campagna “Fermiamoci oggi per correre più veloci domani”: un monito agli esercenti a rispettare le regole sancite dal governo per la chiusura delle attività commerciali e a calmierare i prezzi. Lo slogan coniato, che campeggia su manifesti e locandine, suona anche come un invito alla cittadinanza a restare a casa per fermare l'avanzata del virus.
CROLLA IL COMMERCIO. Una scure economica senza precedenti. L'emergenza Covid-19 si è riverberata negativamente sull'economia locale, facendo crollare il mercato. I primi dati forniti dalla Confcommercio indicano in 4- 5 milioni di euro i mancati introiti delle attività commerciali, turistiche, dell'accoglienza in generale e della ristorazione. «Il fermo produttivo e le misure restrittive scattate, gradualmente già da qualche settimana, stanno costando moltissimo al territorio», dichiara Alberto Capretti, vice presidente della Confcommercio provinciale e presidente della Fiva, «in termini di mancati introiti delle strutture alberghiere, di bar e ristoranti e di tutto il commercio, che fa registrare una flessione pesante. Il giro di affari si è completamente bloccato per la chiusura forzata di alcune attività, a cui si somma la reticenza della clientela a spendere, in questo stato di totale incertezza, anche per i beni di prima necessità».
UNA TANTUM. 600 euro come contributo una tantum: questa la misura prevista, finora, dal governo per andare incontro ad esercenti, liberi professionisti e partite Iva in generale. «Una miseria», la definisce Capretti, «un pannicello appena tiepido assolutamente insufficiente a far fronte alle esigenze dei tanti imprenditori che hanno spese vive da affrontare, come affitti dei locali, pagamento degli stipendi ai dipendenti e molto altro ancora. Tra l'altro, stiamo aspettando le disposizioni dell'Inps per capire come accedere al contributo, che non verrà erogato automaticamente, ma su richiesta. Commercianti e artigiani, che versano regolarmente le tasse, hanno ricevuto dal governo un sostegno irrisorio». Eppure siamo di fronte, come ha detto ieri lo stesso premier Giuseppe Conte, di fronte alla più grande crisi dal dopoguerra a oggi. Ma
sembra allora fu messo in campo il famoso “Piano Marshall”. E oggi?
COMUNICAZIONE. Confcommercio e Fiva, il sindacato ambulanti, hanno lanciato per primi una campagna di comunicazione per sensibilizzare esercenti e clienti. «Il messaggio che lanciamo è chiaro», dice Capretti, «tenere aperte solo le attività previste nel decreto. Ai commercianti si sta chiedendo un sacrificio economico enorme, che va fatto per il bene della collettività e per far ripartire il mercato, superata la fase di emergenza. Ci sono segnalazioni e denunce per il mancato rispetto delle regole: dobbiamo evitarlo».
PREZZI CALMIERATI. Occhio ai prezzi. «Nessuno deve approfittare di questa pandemia per pensare di fare affari sulla pelle dei cittadini»: lo dice a chiare lettere Capretti. «La speculazione è l'aspetto più preoccupante, insieme al virus. Invito i clienti a segnalare qualunque anomalia nelle attività commerciali che continuano ad essere aperte».
©RIPRODUZIONE RISERVATA