Comune, debito da un milione di euro per i lavori a Spitillo

8 Marzo 2020

Nuova tegola per i conti dell’ente dopo una sentenza Società vuole i soldi per “migliorie” in una zona di uso civico

L’AQUILA. La giunta comunale ha votato una delibera (presentata dall’assessore Fabrizio Taranta) che riconosce un debito fuori bilancio di circa 1.200.000 euro. La delibera ora passa al consiglio comunale che dovrà esaminarla.
IL DEBITO. Il debito fuori bilancio nasce da una sentenza _ immediatamente esecutiva – della corte d’Appello che ha dato ragione alla società “Laquilana Immobiliare”, la quale ha reclamato un “risarcimento” per le migliorie realizzate in località “Vio o Spitillo” che si trova nella zona del Passo delle Capannelle a 1400 metri di altezza e che da una trentina di anni è stata riconosciuta (dopo lungo contenzioso) uso civico del Comune dell’Aquila. Una “leggenda” racconta che Spitillo fu visitato per qualche ora addirittura da Bettino Craxi quando era presidente del Consiglio. Essendo la sentenza della Corte d’Appello immediatamente esecutiva (i giudici di recente hanno respinto la richiesta di sospensione di tale esecutività) la giunta (e probabilmente sarà così anche per il consiglio) non ha avuto molti margini discrezionali e ha dovuto avviare la procedura per il riconoscimento del debito. L’ultima “speranza” per il Comune di non pagare una cifra che per le sue casse è un salasso è nel ricorso già presentato in Cassazione che non è stato ancora esaminato.
LA STORIA. La storia del debito risale a circa 40 anni fa. Le terre di Vio o Spitillo (uno dei castelli fondatori della città) fino al 1980 erano ufficiosamente appartenenti a privati nonostante già in passato ci fossero stati tentativi di riconoscerle come uso civico. All’inizio degli anni Ottanta le aree vengono vendute e una parte è acquistata da Laquilana Immobiliare, la quale – prima che il giudice stabilisse la demanialità della zona come chiesto dal Comune (cosa che avvenne nel 1988) – nel 1982 ottiene, sempre dal Comune dell'Aquila, la concessione edilizia “per la realizzazione di un manufatto a due piani, di cui il piano terra destinato al ricovero degli ovini e il primo piano per ospitare i pastori, nonché di una recinzione e di un ovile”. La stessa società avrebbe realizzato negli anni successivi e fino “allo sgombero dal demanio di Vio” anche altre opere “non oggetto di detta concessione e pertanto prive di qualsivoglia titolo abilitativo”.
ATTI NULLI. Stabilire che una zona è di uso civico comporta in prima battuta il fatto che tutti gli atti pregressi di acquisto o vendita dei terreni sono nulli e c’è la “condanna nei confronti degli abusivi occupatori al rilascio del terreno”. A quel punto Laquila Immobiliare (oggi Società Agricola Laquilana srl) avvia un contenzioso civile per farsi riconoscere le cosiddette “migliorie” fatte su aree che riteneva fossero di sua proprietà. E nel corso delle varie cause la concessione edilizia che il Comune aveva rilasciato nel 1982 ha fatto da spartiacque a favore della società privata. I giudici infatti hanno in sostanza riconosciuto la buona fede della Laquilana Immobiliare che aveva costruito avendo in mano un regolare titolo edilizio. La questione naturalmente ha diversi aspetti molto tecnici.
LA DIFESA DEL COMUNE. Il Comune ha tentato una strenua difesa arrivando a sostenere che le “presunte migliorie in realtà sono da qualificarsi quali opere dannose per l’integrità del compendio naturale destinato a pascolo libero e spontaneo”. La Corte d’Appello ha però respinto le ragioni dell’Ente pubblico al quale ora resta la speranza di una decisione favorevole della Cassazione e – come viene annunciato nella delibera che riconosce il debito fuori bilancio – in un’altra causa questa volta del Comune contro il privato per ottenere, a sua volta “il ristoro per i danni eventuali subiti dai beni oggetto di abusiva occupazione, il pagamento dei canoni mai percepiti per detta occupazione nonché la restituzione dei frutti illegittimamente acquisiti”. Quello che succederà in futuro lo vedranno i posteri. Per adesso c’è da iscrivere in bilancio un debito (fuori bilancio) di quasi 1.200.000 euro.
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