«Comune poco attento ai danni creati dalle cave»

TEMPERA. «Sulle cave di inerti e sui danni che hanno provocato al territorio c’è poca attenzione da parte delle istituzioni». La denuncia è dell’ambientalista Alfonso De Amicis di Tempera che in una...
TEMPERA. «Sulle cave di inerti e sui danni che hanno provocato al territorio c’è poca attenzione da parte delle istituzioni». La denuncia è dell’ambientalista Alfonso De Amicis di Tempera che in una nota scrive: «Saranno 30 anni che insieme ad associazioni e singoli cittadini ci occupiamo di discariche e cave (il compianto Giovanni Cialone è stato sempre in prima linea). Ci occupammo insieme al Wwf della cava di San Giuliano e del piano di recupero. A una crescente sensibilità dei cittadini, dei giovani e soprattutto degli studenti si è opposto il fatto che le istituzioni si sono sempre più allontanate dalla sensibilità ambientale per abbracciare una visione del tutto economica e mercantile». L’ambientalista aggiunge che «anche in anni recenti abbiamo cercato in ogni modo di intensificare la lotta affinché Regione, Comune e gli enti interessati pianificassero in tal senso gli interventi in questo settore altamente delicato. Individuammo nella zona est della città un territorio groviera che ha sempre contrastato con i magnifici paesaggi del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga e con il Parco regionale Sirente-Velino».
Secondo De Amicis «c'è inoltre una ferita difficilmente curabile e rimarginabile che insiste sull'impluvio delle sorgenti del Fiume Vera e che fu oggetto tanto tempo fa di una proficua discussione nel ristorante Pellicola. L’alpinista e geologo Domenico Alessandri spiegò i motivi scientifici per i quali quella enormità, quella buca era ed è in contraddizione con l'idea stessa di fiume, con l'idea stessa di tutela di Riserva del Vera». L’ambientalista ricorda che «portammo tutto all'attenzione del consiglio comunale con manifestazioni che avevano l'obiettivo di impedire che si dispiegasse quello scellerato patto tra alienazione ambientale e occupazione».
La situazione, però, non è affatto migliorata. «Oggi non abbiamo più occupazione e abbiamo una voragine a cielo aperto», sottolinea De Amicis, «e credo che a nulla porteranno gli ultimi provvedimenti del Comune, che in un certo senso ha avocato a sé la materia anche se, da che mondo è mondo, è chi ha scavato che ha il dovere di ripristinare». Per l’ambientalista esiste una sola soluzione realmente efficace. «Come più volte sostenuto insieme a Giovanni Cialone è ora di una nuova legge che riordini la materia, una legge che impedisca che le amministrazioni per i beni di Uso civico, come spesso è avvenuto, svendano il territorio in cambio di un piatto di lenticchie», osserva, «è bene ricordare che l'uso civico è una proprietà collettiva. È ora che il consiglio comunale, i cittadini e le associazioni riprendano in mano una questione così delicata e importante».
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