«Comunità albanese sempre più integrata a Tagliacozzo»

11 Maggio 2014

Il sindaco: mai creato un problema in tutti questi anni I professori: bambini educati a scuola e bravi nelle lingue

TAGLIACOZZO. Gli albanesi, tra gli extracomunitari residenti a Tagliacozzo, sono di gran lunga la comunità più numerosa. E' costituita da 267 persone. Al secondo posto, con 26 persone, figura quella marocchina. I primi albanesi ad arrivare a Tagliacozzo sono stati Gjon e Bjbe Dodani. Era il 1994. A spingere i fratelli Dodani, come tanti connazionali, a lasciare il loro Paese, è stata la speranza di una vita migliore. Fuggivano dalla misera e dalla dittatura comunista. Verso l'Italia, la terra promessa. «Ho conseguito il diploma di perito agrario», racconta Gjon Dodani, 50 anni, «ma non son potuto andare all'Università, per motivi politici. La mia famiglia avversava il regime. Un mio zio è morto in carcere dopo 25 anni di prigione. Un'altra zia è fuggita all'estero. A casa abbiamo imparato l'Italiano, seguendo i programmi della Rai. Ma per paura che la polizia facesse irruzione, tenevamo il volume basso e le finestre chiuse». Dopo aver lavorato, come muratore, qualche anno a Roma, Gjon si è stabilito a Tagliacozzo. Nel 1997 è tornato in Albania e ha sposato una giovane conosciuta da ragazzo. E che gli darà tre figli. La donna ha raggiunto il marito a Tagliacozzo dopo 5 anni. E' un po' quello che è accaduto agli albanesi emigrati in Italia negli anni Novanta. I dati dicono che solo il 3% degli emigrati è partito insieme a tutta la famiglia. Il ricongiungimento familiare è avvenuto dopo che gli uomini si sono stabilizzati. «All'inizio», ricorda Gjon, «a Tagliacozzo, ho incontrato delle difficoltà. La gente era diffidente. A poco a poco però l'atteggiamento è cambiato. Conoscendoti, i pregiudizi hanno lasciato il posto all'accoglienza e alla solidarietà. Una signora, vedendo la mia famiglia in difficoltà, ci ha aiutato. Le sarò eternamente grato». Gli uomini, quasi tutti, lavorano nel settore edilizio. In tanti hanno messo su anche un'impresa. Le donne vengono impiegate nei lavori domestici e nell'assistenza agli anziani. Negli ultimi anni, a causa della crisi economica, purtroppo, c'è stato un crollo dell'occupazione. Il settore edile è stato tra i più colpiti. E tanti albanesi hanno perso il lavoro. Ma grazie agli ammortizzatori sociali, riescono ad andare avanti. Sperando che prima o dopo la bufera passi». La comunità albanese riceve l'apprezzamento anche del primo cittadino, Maurizio Di Marco Testa. «In tutti questi anni», sottolinea, «non ci ha dato mai problemi. Rispetta le leggi e si è perfettamente integrata nel tessuto economico e sociale della città. Ne è una riprova, il fatto che i ragazzi che frequentano le scuole sono quelli che si impegnano di più e che raggiungono i migliori risultati». Un giudizio confermato da Giuseppina Nuccilli, maestra delle elementari "Don Gaetano Tantalo". «I bambini albanesi», afferma, «sono intelligenti, bene educati, e molto seguiti dai genitori. Conoscono bene la lingua italiana e denotano notevoli capacità di apprendimento». Entusiasta del rendimento degli albanesi si dice anche Maria Gabriella Martinetti, docente di Italiano e Storia all'Istituto per il Turismo e collaboratrice vicaria della preside Marina Novelli. La comunità albanese deve molto all'aiuto di don Antonio Sciarra, missionario per 20 anni in Albania, che si è prodigato per facilitare l'inserimento.

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