«Con il nuovo tribunale stop agli affitti passivi»

È scritto nella relazione della presidente di Corte d’Appello, Francabandera In precedenza Comune e Ministero hanno pagato 300mila euro l’anno
L’AQUILA. «La programmata consegna del secondo edificio di via XX Settembre consente di pianificare l’iter di ricollocazione di tutti gli uffici giudiziari che potrà considerarsi definitiva».
Lo ha scritto nella sua relazione sullo stato della giustizia in Abruzzo la presidente di Corte d’appello, Fabrizia Francabandera, che ha dedicato ampio spazio alle tematiche aquilane.
«Rispetto alla situazione precedente», ha scritto, «è stata eliminata ogni forma di locazione passiva come in precedenza avveniva per il Commissariato degli Usi civici, l’ufficio del giudice di pace e la sede di Bazzano. Quest’ultima è oggetto di definitive dismissioni, con il mantenimento a titolo gratuito, di limitati spazi residui, quali magazzini e archivi secondo un’intesa raggiunta con l’ente proprietario».
«Allo stato», si legge ancora nella relazione della Francabandera, «tutti gli uffici giudiziari aquilani hanno sede in edifici di proprietà pubblica senza oneri di affitti in piena coerenza con le direttive di contenimento della spesa pubblica. L’ampiezza degli spazi ricavati e della struttura che ora ospita la Corte d’Appello, consentono di guardare con realistica fiducia alla possibilità di dare seguito, ove il legislatore mantenga ferma la data del 2018, al previsto accorpamento».
Nella relazione non è specificato, ma la somma che in passato hanno sborsato per gli affitti il Comune e il Ministero era poco meno di 300mila euro all’anno.
Resta da definire il problema, «annoso» del primo lotto, ovvero un edificio oggetto, già prima del sisma, di lavori di restauro. «Il cantiere», scrive la Francabandera, «insiste sulle immediate adiacenze del palazzo di giustizia, nel tratto iniziale di via XX Settembre, nel senso di scorrimento verso il centro della città e lo condiziona sotto diversi profili a cominciare da quello visivo».
Nella relazione, ovviamente, si è anche parlato del supercarcere dell’Aquila che ospita 175 persone di cui 150 in regime di 41 bis, «dato che colloca detto istituto tra quelli con la maggior concentrazione di detenuti appartenenti a tale categoria in Italia, pur essendo stato progettato per tutt’altro impiego. Le conseguenze di tale vizio di origine sono evidenti e difficilmente emendabili».
«Il dirigente del tribunale di Sorveglianza», aggiunge, «segnala la pessima gestione del servizio cucina cui sono adibiti detenuti del tutto privi di competenze specifiche».
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