Confcommercio, cinque proposte per il rilancio delle piccole aziende

22 Aprile 2020

Il sindacato ha presentato un documento al prefetto Torraco chiedendo misure urgenti e importanti Donatelli: per ripartire occorre subito liquidità e non bastano i 25mila euro da restituire in 6 anni

L’AQUILA. Le imprese, da sole, non avranno la forza di ripartire. Servono aiuti concreti e liquidità. Sono cinque le richieste trasmesse dalla Confcommercio al Prefetto dell'Aquila, Cinzia Torraco, in una lettera a firma del presidente provinciale, Roberto Donatelli. Elementi fondamentali «che potranno consentire la sopravvivenza delle aziende e la conseguente ripresa del mercato»: liquidità al primo posto, sospensione dei versamenti fiscali e previdenziali, rimodulazione dei tributi locali, ammortizzatori sociali e riduzione del costo del lavoro. Anche la riapertura delle attività dovrà essere graduale e monitorata.
NULLA COME PRIMA. «La pandemia sta portando a un rapido cambiamento delle condizioni sanitarie, delle abitudini di vita, delle relazioni sociali e dell’andamento delle attività economiche», afferma Donatelli, «sarebbe illusorio pensare che, trascorsa l’emergenza, l'economia possa tornare con facilità allo stato precedente e, ovviamente, il tessuto economico-produttivo della provincia dell’Aquila, già messo a dura prova negli anni passati da catastrofici eventi naturali, non solo non costituisce un’eccezione, ma necessita di soluzioni adeguatamente strutturate e di efficaci strumenti per la ripresa». In quest'ottica, evidenzia Donatelli «la riapertura delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi, che sono state costrette a chiudere, non potrà che avvenire in modo graduale, in maniera selettiva, tenendo conto dei settori di attività e delle peculiarità economico-territoriali. Qualsiasi pianificazione relativa alla fase 2 dovrà essere necessariamente condivisa tra Governo e parti sociali prima e tra Regione e attori sociali poi, e gestita con molta attenzione». Confcommercio chiede precise regole organizzative e un'adeguata preparazione dal punto di vista sanitario e tecnologico: distanziamento sociale e utilizzo di strumenti di protezione e sanificazione degli ambienti a tutela dei lavoratori e dei consumatori.
LE PROPOSTE. Cinque richieste per salvare le imprese. Si va dalla liquidità «necessaria per far fronte ai mancati incassi e ai pagamenti», alla sospensione dei versamenti fiscali e previdenziali, oltre che ad una rimodulazione dei tributi locali. Ma servono anche ammortizzatori sociali e riduzione del costo del lavoro, dice Confcommercio che definisce il Decreto liquidità, approvato dal Governo, «una risposta parziale all’emergenza che il mondo imprenditoriale sta vivendo, in particolar modo sulle tempistiche e la fluidità delle procedure da seguire, senza tener conto di un’altra incognita: la risposta degli istituti di credito al provvedimento. Le imprese hanno bisogno di liquidità immediata, da acquisire in maniera semplice e rapida, senza cavilli burocratici».
FONDO PERDUTO. Lo chiedono, a gran voce, le attività commerciali costrette alla chiusura, che sollecitano anche «il potenziamento del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, oltre all’innalzamento della soglia delle operazioni di credito ben oltre i 25mila euro e al prolungamento dei tempi di restituzione oltre i 6 anni previsti».
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