Confindustria nel caos, salta la fusione

Un dossier anonimo, all’esame dell’ufficio legale, lancia accuse al direttore Imperatore: su di me solo fango, me ne vado
L’AQUILA. Un solo punto all'ordine del giorno: la ratifica della fusione tra Confindustria L'Aquila e Teramo. Ma la seduta del consiglio di venerdì scorso, nella sede degli Industriali, ha preso una piega ben diversa: è spuntato fuori un dossier contro il direttore dell'associazione, Carlo Imperatore, che fa riferimento alla gestione della struttura, negli ultimi tempi. Materiale che, per la delicatezza del caso, è stato immediatamente inviato, dai revisori dei conti, ad un legale romano, il professor Arturo Maresca, consulente di Confindustria nazionale. Risultato: la fusione è saltata, almeno per il momento. Con il direttore di Confindustria che, dopo l'accaduto, ha dato l'annuncio ufficiale: «Lascio l'associazione. Non posso tollerare che ci siano persone che utilizzano la macchina del fango per far saltare le progettualità di sviluppo messe in campo, a cui lavoro da tempo con dedizione e abnegazione. Quanto sta accadendo è assurdo».
DOSSIER SCOTTANTE. Il contenuto dell'esposto interno, anonimo, fatto recapitare ad alcuni componenti del consiglio, è per il momento secretato. I revisori dei conti hanno ritenuto opportuno inviarlo ad un soggetto terzo, appunto un legale, per le dovute valutazioni. Intanto, da venerdì scorso, il direttore di Confindustria L'Aquila è in ferie. Al centro delle contestazioni ci sarebbe la gestione dell'associazione, ma al momento, nessuno va oltre. Bocche cucite tra i consiglieri; anche il presidente degli Industriali, Marco Fracassi, si è limitato ad un «no comment».
BASTA, LASCIO! «È spuntato fuori un dossier anonimo teso ad infangare il mio operato e quello di altre persone», dice Imperatore, «per questo motivo ho deciso di abbandonare l'associazione. Non è possibile sottostare alla macchina del fango, che scatta ogni qualvolta ci sono progetti concreti da portare a termine. Non è la prima volta che accade. E ormai non è più possibile lavorare in questa situazione. Il documento, che non è stato diffuso, contiene accuse esplicite alla mia persona, contro le quali valuterò le opportune contromisure».
HO FATTO BENE. Imperatore è amareggiato. Dalla fine del 2014 è alla guida tecnica di Confindustria, quando ha raccolto il testimone dello storico direttore, Antonio Cappelli. «Negli anni della mia direzione», dice, «ho costruito una Confindustria sana, con una forte liquidità e solidità, un bilancio positivo, senza un euro di debito. Il numero degli associati è buono e, nonostante la crisi, non vi è un solo indice negativo. Confindustria è un'associazione in capo alla quale ci sono progetti importantissimi, come Industria 4.0, il comparto energetico, lo sviluppo del territorio e dove si sta ragionando di aggregazioni fondamentali, come l'asse L'Aquila-Teramo».
FORTE SPACCATURA. Nasce da una spaccatura politica, secondo Imperatore, quanto accaduto in consiglio.
«Al momento, purtroppo, in Confindustria è evidente la frattura politica», fa notare il direttore dimissionario, «ed è questo il motivo alla base di quanto accaduto venerdì scorso. Credo che l'obiettivo del dossier sia vanificare il lavoro e la programmazione svolti in questi anni. Carte che sono saltate fuori all'improvviso, in forma anonima, e che gettano fango sulla mia persona».
E ADESSO? Il futuro di Confindustria è incerto. Il dossier è stato inviato a Roma per una valutazione legale. Dell'esposto sono stati avvertiti anche i vertici di Confindustria nazionale.
Si attende un parere esterno, che possa fare luce sulle obiezioni mosse, in merito alla gestione dell'associazione.
Intanto, è slittata l'approvazione, da parte del consiglio, della fusione tra le strutture dell'Aquila e Teramo. Un passaggio a cui, di concerto con il presidente Fracassi, stava lavorando proprio il direttore Carlo Imperatore, che si era speso molto per rafforzare l'asse degli industriali sui due versanti del Gran Sasso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

