Confiscati beni alle cosche nell’Aquilano

21 Luglio 2020

Nel mirino case a Rocca di Cambio sottratte ai clan calabresi. Timori per la presenza di persone vicine alla mafia nigeriana

L’AQUILA. I tentativi di penetrazione della malavita organizzata nell’Aquilano ci sono stati, ma sono stati bloccati in tempo.
Lo si legge nella relazione semestrale della seconda metà del 2019 della Direzione investigativa antimafia (Dia) pubblicata in questi giorni. Non si registra, va precisato, in provincia dell’Aquila, come in tutta la regione, la presenza strutturale di sodalizi mafiosi. Qualche problema, in futuro, potrebbe arrivare dalla criminalità straniera.
Per l’area aquilana, comunque, la Dia segnala «numerose evidenze investigative che riguardano attività di riciclaggio e di reimpiego di capitali da parte di prestanome di consorterie calabresi, campane e pugliesi. Tra le più recenti si cita l’operazione “Giù le mani”, eseguita il 3 luglio 2019 dalla polizia, che ha condotto a un sequestro di beni del valore di oltre 120 milioni. A essere colpiti esponenti di rilievo della ‘ndrina Morabito, Mollica, Palamara, Scriva, radicata anche a Roma e provincia: tra i beni oggetto del provvedimento ablativo figurano numerose società, quote societarie, beni mobili e 173 immobili, alcuni dei quali in provincia dell’Aquila, nel comune di Rocca di Cambio». Nella zona, evidentemente, ci sono gli anticorpi e la malavita non attecchisce.
Nella relazione si fa riferimento al fatto che in alcuni terreni del Fucino sono state trovate coltivazioni di marijuana riconducibili a pregiudicati campani contigui a clan camorristici. Ma anche al tentativo sventato all’Aquila tra il 2014 e il 2015 di infiltrazione negli appalti (dalla malavita casertana) del sisma con l’operazione Dirty Job con una misura di prevenzione patrimoniale da parte del tribunale dell’Aquila.
«Per la criminalità straniera» si legge nella relazione, «nella provincia aquilana è stata registrata la presenza di nigeriani, legati alla Black Axe, coinvolti in reati di autoriciclaggio, riciclaggio di denaro e ricettazione. Inoltre, un’operazione condotta dai carabinieri ha fatto emergere l’operatività nel territorio aquilano di un’organizzazione con finalità di terrorismo, composta da soggetti, con una forte radicalizzazione islamista, in prevalenza di nazionalità tunisina, dedita alla commissione di reati di natura fiscale e tributaria, finalizzati alla creazione di “fondi neri” e al loro reinvestimento nell’acquisto di immobili, in attività di impresa e all’esportazione in Paesi esteri (Inghilterra, Tunisia, Germania, Turchia, Siria). Al centro della complessa organizzazione figurava un imprenditore tunisino, con notevoli disponibilità finanziarie e risorse economiche derivanti soprattutto dalla commissione di reati tributari, al quale faceva capo una strutturata rete di relazioni con soggetti dalla comune matrice religiosa estremista islamica, localizzati in Italia e all’estero».
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