Consiglieri e medici: bisogna chiudere le scuole per bloccare il virus
C’è un aspetto, tra i tanti affrontati nel corso del consiglio comunale straordinario dedicato all’emergenza coronavirus, che ha in particolare animato il dibattito. Si tratta della chiusura delle...
C’è un aspetto, tra i tanti affrontati nel corso del consiglio comunale straordinario dedicato all’emergenza coronavirus, che ha in particolare animato il dibattito. Si tratta della chiusura delle scuole. L’adozione di questa misura estrema, da applicare per un periodo limitato, lo stretto necessario a frenare la crescita esponenziale del contagi in città, è stata sollecitata da più parti: sia tra gli esperti che hanno partecipato alla seduta in videoconferenza, sia tra i consiglieri di entrambi gli schieramenti. A porre per prima la questione è stata la rappresentante dei pediatri Marisa D’Andrea che ha fatto riferimento a una situazione specifica di rischio connessa all’attuale procedura per la gestione dei contagi e dei casi sospetti. «Esiste un problema relativo ai rientri a scuola dopo quattordici giorni di quarantena degli studenti», ha fatto notare, «se questo avviene in mancanza di un tampone che confermi la negatività, si rischia di riportare nelle strutture potenziali positivi». Secondo D’Andrea sarebbe dunque necessario interrompere le lezioni in presenza a tutti i livelli «per tre settimane o un mese» allo scopo di frenare l’ondata dei contagi. Sui rischi connessi ai ritorni a scuola senza controlli ha richiamato l’attenzione anche la consigliera e anche lei pediatra Emanuela Iorio, seguita anche dal rappresentante del gruppo “L’Aquila Sicurezza e Lavoro” Angelo Mancini. Per l’attivazione della didattica a distanza si è espresso anche il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci. Il sindaco Pierluigi Biondi, però, ha ricordato che l’adozione di queste misure non dipendono dal Comune, ma dal governo.

