Consiglio comunale, l’Udc va in frantumi

2 Marzo 2019

Strappo nel gruppo centrista sull’urbanistica. La maggioranza va sotto, in sei votano con l’opposizione 

AVEZZANO. Udc in frantumi in consiglio comunale: lo strappo nel gruppo centrista si è consumato su una delibera in materia urbanistica, che ha visto su sponde opposte il capogruppo, ed ex segretario cittadino, Leonardo Rosa, e la collega di partito, nonché presidente della commissione urbanistica, Luigia Francesconi. Risultato? La proposta di rinvio del capogruppo «per approfondire la questione» ha visto la maggioranza battuta da un’inedita alleanza a dieci formata dai sei consiglieri dissidenti (Rosa, supportato dai colleghi di partito Marco Natale, Alessandro Pierleoni, Donato Aratari, Annalisa Cipollone e Alberto Lamorgese) e quattro di minoranza (Cristian Carpineta, Giovanni Di Pangrazio, Domenico Di Berardino e Roberto Verdecchia). Sul fronte opposto, il resto della maggioranza orientata per il sì. «Quell’atto», ricordano Francesconi e Rosa, «è stato approvato in commissione e discusso senza riserve in maggioranza». A nulla è valso anche l’intervento del sindaco, Gabriele De Angelis: «Se rinviamo potremmo ledere il diritto di chi attende». Alla fine, al netto delle assenze e delle astensioni di tre consiglieri di minoranza, la maggioranza è andata sotto per un voto, mentre il plateale scontro in consiglio potrebbe aver segnato il de profundis finale per il traballante gruppo Udc, uscito malconcio prima e dopo le Regionali. Nella giostra delle divisioni spiccava anche la spaccatura nel gruppo di Responsabilità civica, dove l’unico a votare con l’ala governativa è stato il consigliere Vincenzo Ridolfi. Una manna per la minoranza. «Non c’è una linea univoca», afferma Carpineta, «mentre il braccio di ferro per tenere dentro l’Urban center nella revisione del Piano regolatore generale, senza tener conto delle legittime osservazioni di chi è stato eletto dai cittadini, è una forzatura destinata a pesare». La maggioranza in ordine sparso apre un’autostrada alla minoranza. «Questo è il segno dello scollamento e della scarsa coesione nella maggioranza», sottolinea Di Berardino (Pd), «incapace di trovare una sintesi prima di arrivare in consiglio». Per Di Pangrazio e Babbo la spaccatura è frutto della «confusione politica» nella maggioranza, dove «convivono due anime che guardano a destra e a sinistra». (m.s.)
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