Consorzio agnello Igp, rinnovate le cariche

A Celano scelti 12 consiglieri del centro Italia. L’Abruzzo importa il 60% di carni, le strategie per crescere
CELANO. Prima assemblea del Consorzio di tutela agnello Igp del Centro Italia. Si è tenuta a Celano ed è stata presieduta da Nunzio Marcelli, l’allevatore che “adotta” le pecore. Si tratta di un consorzio riconosciuto come Igp dal ministero dell’Agricoltura a gennaio 2019. Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come la produzione in Abruzzo non è ancora sufficiente a coprire il consumo regionale (si importa il 60% delle carni) ma ha le potenzialità di raddoppiare in breve tempo. Guidato finora da Virgilio Manini, il Consorzio ha rinnovato il suo consiglio di amministrazione allargato a 12 consiglieri, di cui 9 abruzzesi e 3 marchigiani: Marina De Angelis, Federica Lazzarini, Mara Lanciotti, Nunzio Marcelli, Sandra Gasperi, Francesco Cardamone, Marco De Carolis, Biagio Camacci, Tiziano Iulianella, Daniela Ricciotti, Giuliano Conti, Marco Lepri. Nel nuovo consiglio di amministrazione sono presenti quattro giovani donne, imprenditrici abruzzesi, a dimostrazione del ruolo sempre maggiore della componente femminile anche in campo agro-pastorale. Rilevante anche il ricambio generazionale impresso dalla presenza di molti giovani, che investono e credono in questo settore, nonostante le molte difficoltà. Il Consorzio tutela le carni di agnello del Centro Italia, prodotto tradizionale ottenuto da greggi al pascolo per almeno 8 mesi, e garantito al consumatore grazie a un preciso sistema di tracciabilità. Negli ultimi anni, le produzioni certificate Igp hanno visto un’attenzione sempre più forte da parte dei consumatori, e l’agnello Igp ha raggiunto, solo in Abruzzo, una produzione di circa 400 tonnellate, anche grazie all’adozione di un QRcode che consente con immediatezza al consumatore di rilevare luogo di produzione e di trasformazione del prodotto. Una produzione che tuttavia è ancora insufficiente a coprire il consumo regionale, ma che potrebbe tranquillamente duplicare, viste le potenzialità di foraggere sugli Appennini, offrendo una occasione di occupazione e imprenditoria con impatto positivo sul territorio, tenuto conto delle esternalità positive della conduzione tradizionale al pascolo: manutenzione del territorio, prevenzione incendi, conservazione della biodiversità e della fauna selvatica, e riduzione delle emissioni di Co2. (p.g.)

