Consorzio, scatta la mozione di sfiducia

15 Agosto 2019

Ente di Bonifica, 7 su 12 vogliono spodestare Di Berardino dalla presidenza. Fabrizi: rapporto mai sereno

AVEZZANO. Scatta la mozione di sfiducia al presidente e alla deputazione del Consorzio di bonifica: l’atto, mirato a far decadere l’attuale governance capitanata da Gino Di Berardino, con proposta di rinnovo dei vertici dell’ente, è stato siglato da 7 componenti su 12 del consiglio: Marcello Ivone, Maurizio Malizia, Mario Mancini, Simplicio Angelone, Giancarlo Di Pasquale, Claudio Scipioni e Dario Bonaldi.
L’operazione, spinta da Confagricoltura, che dovrebbe portare al timone il vice, Dario Bonaldi, agita la scena nel Consorzio dove si registra un nuovo scambio di accuse. «Non capisco tutta questa fretta», attacca Roberto Giovagnorio, consigliere dell’Ente vicino a Di Berardino, «evidentemente i consiglieri non sono liberi di valutare autonomamente rispetto alle decisioni di un’associazione di categoria che vuole la testa dell’attuale presidente. Eppure avevamo concordato in consiglio le elezioni per il rinnovo il 24 novembre. Non sarà la gestione dei 50 milioni di euro dell’impianto irriguo a ingolosire l’associazione, che chiede la sfiducia per mezzo dei suoi consiglieri? Certamente non può essere il prestigio della presidenza, visto che durerà pochi mesi. Vogliamo spiegazioni non puerili e di facciata da chi per due anni ha votato in deputazione e in maggioranza i provvedimenti consortili. Se invece si tenta la sfiducia per arrivare a un commissario allora è peggio: ne va delle sorti di una terra ricca che dà lavoro e crea economia per gli agricoltori». Nessuno scandalo per Confagricoltura: il direttore, Stefano Fabrizi, smonta le «ricostruzioni fantasiose di commentatori sindacali e politici che adombrano chissà quali trame per spodestare Di Berardino con i soliti film: ingerenze esterne, interessi sui progetti, paura delle imminenti elezioni. Nulla di tutto questo», dice Fabrizi, «ricordiamo a costoro e a Di Berardino in particolare che dopo aver disatteso la staffetta sulla presidenza per le pressioni politiche di noti consiglieri regionali, non più eletti, aveva perso l’appoggio della sua maggioranza: Coldiretti e Cia. Confagricoltura salvò la sua poltrona ed evitò il commissariamento del Consorzio in quella fase di negoziato con la regione sul Masterplan. Il rapporto con Di Berardino non è stato mai sereno per la sua tendenza ad agire senza consultarsi, portare molti atti a ratifica della deputazione, dedicare tempo in questioni marginali tralasciando l’interlocuzione con Regione e Arap per i progetti». (m.s.)
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