Contatori e tubature fuorilegge Ecco le nuove regole per i lavori

Le società di acqua, luce e gas sono avvisate. E chi non è in regola potrebbe dover rifare gli interventi Le opere non devono compromettere il valore storico e architettonico degli edifici in città e frazioni
L’AQUILA. Stop a “cassette” per i contatori di acqua, gas ed elettricità messi a caso sulle facciate (appena ristrutturate) dei palazzi e delle case dei centri storici dell’Aquila e frazioni. E basta anche con tubi che passano senza un preciso criterio all’esterno degli edifici e altri “materiali” che trasformano le facciate in “bacheche” dove appendere di tutto. È questo il senso di una delibera di giunta comunale che “richiama” le società che forniscono i servizi ad avere maggiore attenzione al posizionamento dei terminali (tecnicamente apparati tecnologici di facciata). Tutto nasce dal fatto – un po’ sotto gli occhi di tutti – che molte belle facciate di palazzi appaiono “ferite” da lavori (pur necessari) per l’allaccio di acqua, gas, elettricità, telefonia. Con la delibera vengono dettate le «linee d’indirizzo per gli Enti gestori delle reti dei servizi, relative all’installazione dei misuratori dei consumi e al posizionamento dei contenitori e dispositivi di derivazione, nei fabbricati oggetto di interventi edilizi di ristrutturazione ovvero di ricostruzione nei centri storici all’Aquila e frazioni».
LA DELIBERA. Il documento della giunta Biondi trova origine dalla legge “madre” sul terremoto, la numero 77 del 2009. Nell’ottobre del 2010 fu firmato un protocollo d’intesa tra il Comune dell’Aquila e gli uffici del ministero dei Beni e delle attività culturali in cui si riportavano dettagliate prescrizioni per gli interventi nei centri storici, prescrizioni che nel 2012 confluirono nel piano di ricostruzione.
LA SITUAZIONE OGGI. Che cosa è successo in realtà? Nella delibera approvata è scritto: «Nell’ambito dei lavori di riparazione degli immobili la Gran Sasso Acqua prevede che l’ubicazione del contatore aziendale è di norma al confine con la proprietà privata in sito idoneo, riparato dagli agenti atmosferici esterni, protetto dagli eventi pericolosi ipotizzabili con la normale diligenza e ciò a prescindere dal fatto che i fabbricati siano o meno ubicati nel centro storico della città dell’Aquila o nei centri storici delle sue frazioni nonché dell’ascrivibilità del fabbricato alla tutela diretta rispetto alle previsioni della legge sui Beni culturali, la 42 del 2004; E-distribuzione chiede l’inserimento dei contatori in nicchie esterne nonostante la lettura in remoto potrebbe auspicabilmente favorire la loro sistemazione all’interno; 2i Rete Gas chiede il posizionamento obbligatorio delle tubature gialle della rete di adduzione accanto all’ingresso insieme a nicchie dedicate».
STOP AL CAOS. Tali previsioni, si legge nella delibera «stridono con le necessità in ordine alla tutela diretta e indiretta normata dalla legge 42 del 2004, alla sicurezza strutturale dell’edificio e al decoro e alla qualità degli spazi pubblici e all’immagine complessiva del tessuto storico. Tali interventi comportano infatti l’apertura multipla di nicchie sui prospetti, ognuna per ogni gestore delle reti di distribuzione dei servizi, nonché di tubazioni accanto agli ingressi, di bocchette di areazione, il tutto in maniera seriale, senza contemplare il disegno architettonico delle facciate e determinando, di fatto, la prevalenza dell’impiantistica sull’immagine complessiva delle vie cittadine. L’apertura delle nicchie, in particolare, appare un’operazione contraria a quanto si sta portando avanti con la ricostruzione post-sisma dal punto di vista strutturale (chiusura di nicchie, di canne fumarie e di qualunque apertura nelle murature). In alcuni casi, al fine di evitare l’apertura di nicchie sui prospetti degli edifici si è proceduto in maniera del tutto arbitraria a ricavare dei pozzetti di ispezione, derivazione o di alloggiamento dei misuratori dei consumi, sulla sede stradale ovvero sui marciapiedi».
ECCO COSA CAMBIA. Che fare quindi? Seguiamo le linee di indirizzo che dà la delibera: «Qualunque intervento sulle facciate non deve compromettere il valore storico, architettonico, tipologico e documentario. La realizzazione di nuove aperture sul fronte esterno, la chiusura o variazioni di aperture esistenti, la costruzione di terrazzi e balconi ed ogni altra modifica che interessi la facciata, deve essere validamente giustificata. È assolutamente vietato eseguire interventi invasivi su edifici di particolare interesse storico, architettonico e documentario vincolati. Le cassette postali devono essere collocate all’interno dei fabbricati (androni, vani scala). I contatori di tutte le reti devono essere alloggiati in vani disposti all’interno del manufatto architettonico, in modo da non coinvolgere il prospetto che si affaccia sulla pubblica via. Ove ciò non sia possibile, essi devono essere ubicati all’interno di una nicchia ricavata nella parete esterna, dimensionalmente circoscritta alle reali necessità, evitando in ogni caso di ridurre la sezione resistente dei maschi murari. La struttura di tale vano deve consentire allo sportello di chiusura di allinearsi al filo della facciata. Il pannello di chiusura deve presentare materiale, forma e colore che si armonizzino con il contesto architettonico, in modo tale da creare la minore alterazione possibile. Non è possibile installare su suolo pubblico pozzetti di ispezione, derivazione o alloggiamento dei misuratori dei consumi laddove non espressamente autorizzati dai competenti uffici comunali».
E I LAVORI GIÀ FATTI? Per quanto riguarda il pregresso (quello cioè già realizzato) si dà «mandato ai competenti settori comunali, ognuno per le proprie competenze, di verificare le installazioni che non presentino i caratteri autorizzativi e di conformità alla vigente normativa, procedendo con gli atti necessari al ripristino delle normali condizioni». Per il futuro tutto ciò che non è previsto dalle normative, in particolare dal piano di ricostruzione, deve essere autorizzato dal Comune e, nel caso di palazzi vincolati, dalla Soprintendenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

