Contesa sull’area di Vio-Spitillo la Cassazione rinvia la decisione

Battaglia legale tra il Comune e L’Aquila Immobiliare che chiede il ristoro per le migliorie apportate Le prime due decisioni favorevoli alla società privata, ma per l’ente la sentenza d’appello va annullata
L’’AQUILA. È approdata in Cassazione (sezione civile) la battaglia legale tra il Comune dell’Aquila e la società “L’Aquila Immobiliare” che riguarda l’area di uso civico denominata Vio-Spitillo che si trova non lontano da Campotosto, ma nel territorio comunale dell’Aquila. La società chiede al Comune un risarcimento danni per le migliorie fatte a Spitillo fino al 1991, anno in cui l’area tornò in possesso del Comune in base a una sentenza del Commissario per gli usi civici. Prima il tribunale civile (nel 2011) e poi la Corte d’Appello (nel 2017) riconobbero alla società un risarcimento (in primo grado quasi 900.000 euro ridotti poi in Appello). La Cassazione, due giorni fa, ha deciso di rinviare la decisione perché prima va sciolta una questione giuridica posta dal Comune dell’Aquila. L’ente sostiene che le decisioni di primo e secondo grado sono sbagliate in quanto, trattandosi di uso civico, il possesso in buona fede non poteva essere riconosciuto. Per questo, secondo il Comune, la sentenza d’Appello va annullata.
La storia
La storia del debito risale a circa 40 anni fa. Le terre di Vio-Spitillo (uno dei castelli fondatori della città) fino al 1980 erano ufficiosamente appartenenti a privati nonostante già in passato ci fossero stati tentativi di riconoscerle come uso civico. All’inizio degli anni Ottanta le aree vennero vendute e una parte fu acquistata dall’Aquila Immobiliare, la quale – prima che il giudice stabilisse la demanialità della zona come chiesto dal Comune (cosa che avvenne nel 1988) – nel 1982 ottenne, sempre dal Comune dell’Aquila, la concessione edilizia «per la realizzazione di un manufatto a due piani, di cui il piano terra destinato al ricovero di ovini e il primo piano per ospitare i pastori, di una recinzione e di un ovile». La stessa società avrebbe realizzato successivamente e fino «allo sgombero dal demanio di Vio anche altre opere non oggetto di detta concessione e pertanto prive di qualsivoglia titolo abilitativo».
ATTI NULLI
Stabilire che una zona è di uso civico comporta in prima battuta il fatto che tutti gli atti pregressi di acquisto o vendita dei terreni sono nulli e c’è la «condanna nei confronti degli abusivi occupatori al rilascio del terreno». A quel punto L’Aquila Immobiliare avviò un contenzioso civile per farsi riconoscere le “migliorie” su aree che riteneva fossero di sua proprietà. E nel corso delle varie cause la concessione edilizia che il Comune aveva rilasciato nel 1982 ha fatto da spartiacque a favore della società. I giudici infatti hanno in sostanza riconosciuto la buona fede della società che aveva costruito avendo un regolare titolo edilizio.
LA DIFESA DEL COMUNE
Il Comune ha tentato una strenua difesa arrivando a sostenere che «le presunte migliorie in realtà sono da qualificarsi quali opere dannose per l’integrità del compendio naturale destinato a pascolo libero e spontaneo». La Corte d’Appello nel 2017 ha respinto le ragioni dell’ente pubblico al quale, ora, resta la speranza di una decisione favorevole della Cassazione che però si pronuncerà nei prossimi mesi.
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