Contratti pirata, l’allarme della Cgil

Trasatti: i dati sono preoccupanti con trattamenti normativi ai limiti della legalità nei confronti dei giovani
L'AQUILA. L'occupazione in provincia dell'Aquila? Instabile, precaria e sottopagata. È tutto un fiorire di “contratti pirata”, non sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil: forme di collaborazione a termine, che poggiano su bassi salari e trattamenti normativi al limite della legalità. L'unica possibilità, o quasi, di impiego per i giovani. «La crisi è pesantissima. Sul territorio il problema si chiama lavoro: di chi lo ha perso prematuramente rispetto all'età pensionabile e di chi non lo trova». Umberto Trasatti (foto), segretario provinciale Cgil, parla numeri alla mano: 17mila occupati in meno dal 2012 al 2016. E i dati dello scorso anno, seppure ancora non dettagliati, vanno nella stessa direzione. Preoccupa il fenomeno dei contratti precari, a termine, di collaborazione, che spesso celano trattamenti di lavoro di natura continuativa. Un sottobosco che la Cgil porta allo scoperto.
ALLARME LAVORO. «Lo diciamo da tempo», dichiara Trasatti, «al di là dei grandi annunci di investimenti e nuove inaugurazioni di aziende, soprattutto all'Aquila la crisi è persistente, con un calo di occupazione terrificante. E la tendenza, relativa allo scorso anno, non parla di un recupero, anche se siamo in attesa di conoscere i dati definitivi». E giù le cifre. Nel 2012 gli occupati, in provincia, erano 124mila. A distanza di due anni, siamo nel 2014, la cifra è scesa a 107mila. Nel 2016, ultimo anno di disponibilità del report complessivo, si è saliti a 108mila occupati, appena mille in più rispetto all'anno precedente, con un recupero minimo. A conti fatti, si sono persi circa 17mila posti di lavoro.
CONTRATTI PIRATA. Cgil, Cisl, Uil li hanno definiti così, inquadrandoli in una tipologia di impiego che non dà stabilità nel tempo e non garantisce norme contrattuali adeguate, con retribuzioni minime. «La nuova occupazione», afferma Trasatti, «è instabile, precaria, sottopagata. Vengono applicati contratti al ribasso, forme di collaborazione esterea, con trattamenti economici vergognosi. Sta aumentando lo sfruttamento, soprattutto dei giovani».
IL PARADOSSO. «Nelle città della conoscenza, dei centri di ricerca e dell'innovazione, assistiamo ancora alla polverizzazione di realtà come la Intecs, con personale altamente qualificato, che combatte la sua battaglia per la ricollocazione sul mercato del lavoro», dice il segretario della Cgil, «un paradosso se pensiamo all'approdo all'Aquila di strutture di ricerca importanti come la cinese Zte. Le vertenze aperte sul territorio sono tante: Intecs, E-care, il consorzio Lavorabile, l'ex Vesuvius, Santa Croce, con circa 2mila posti di lavoro a rischio. Senza considerare le problematiche legate agli appalti e ai sub- appalti, con ritardi nei pagamenti e fatture rimaste inevase».
PIÙ INVESTIMENTI. Accelerare gli investimenti sul territorio e trasformarli in occupazione, la ricetta della Cgil. «L'Aquila ha un doppio problema», conclude Trasatti, «il lavoro che manca per i giovani e quello perso, che va recuperato. Siamo in una situazione di estrema difficoltà».
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