Contributi previdenziali Il Comune perde la causa

L’ente condannato anche in appello a pagare gli oneri all’ex assessore Capri In arrivo anche la sentenza sul ricorso “fotocopia” riguardante Benedetti
L’AQUILA. Una singolare controversia tra due ex componenti della vecchia maggioranza comunale, e lo stesso ente, è stata decisa in via definitiva in Appello, a meno di un ricorso in Cassazione. Oggetto della contesa tra l’ex presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti e l’ex assessore Maurizio Capri da un lato, e il Comune dall’altro, il pagamento di oneri previdenziali.
La Corte di Appello, dunque, ha condannato il Comune, confermando una prima sentenza del giudice del lavoro a favore di Capri (quella per Benedetti è in arrivo) di tre anni fa, a erogare gli oneri previdenziali, assistenziali e assicurativi negati dall’ente per le funzioni che svolgevano (in quanto liberi professionisti): per contro erano concessi ai lavoratori dipendenti come il sindaco e tutti gli assessori della vecchia giunta di centrosinistra.
Tutto poggia sull’applicazione di una disposizione interna, che non trova spazio in altri Comuni come quello dell’Aquila ma anche in quelli più piccoli, per la quale i due, per fare politica attiva e fruire dei pagamenti forfettari assistenziali, avrebbero dovuto sospendere l’attività forense con la cancellazione dalla loro cassa previdenziale. Una disposizione che era stata anche osteggiata dal parere negativo dell’avvocatura municipale. Tuttavia era giunta una nota della dirigente comunale Angela Spera ai due ex amministratori nella quale essi venivano invitati, per l’appunto, a produrre un’attestazione di rinuncia all’espletamento dell’attività professionale per tutta la durata del mandato, pena la sospensione del pagamento alla cassa forense, cosa poi avvenuta. Questo modo di ragionare, secondo i giudici di primo grado e di appello, avrebbe nella sostanza realizzato una disparità di trattamento tra lavoratori dipendenti e autonomi. Ciò cozza con l’articolo 51 della Costituzione per il quale «tutti i cittadini possono accedere alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza». Tra le innumerevoli valutazioni che hanno indotto i magistrati a tale decisione c’è anche quella, prospettata nei ricorsi, che il libero professionista cui verrebbe impedito di lavorare per poter fare politica, finito il mandato, troverebbe non poche difficoltà nel ricollocarsi nel mondo del lavoro. Si tratta di due ricorsi distinti, ma identici e trattati insieme. Una considerazione: per non pagare 3mila euro il Comune ne dovrà sborsare quasi 10 volte tanto, visto che il patrocinio di questa causa è stato affidato all’esterno e non all’ufficio legale. I ricorrenti sono stati assistiti nelle varie fasi dai legali Francesco Rosettini e Raffaella Russo.
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