Conventi e palazzi: sono fermi al palo 40 milioni di lavori

Il patrimonio ex Ipab (Istituzione assistenza e beneficenza) tra intoppi burocratici e progettazione in ritardo da 12 anni
L’AQUILA. Convento di San Paolo dei Barnabiti, Conservatorio Santa Maria ad Civitatem, Convento di Sant’Agnese in San Bernardo, Conservatorio per Orfane di Santa Maria della Misericordia, Palazzetto dei Nobili, chiesetta della Concezione, chiesa dell’Annunziata. Si tratta di importanti edifici dell’Aquila i cui nomi affondano nella storia della città. Importanti pezzi del centro storico che attendono da anni di essere ristrutturati (Palazzetto dei Nobili a parte) e possibilmente restituiti alle loro funzioni ante sisma. Tutti hanno in comune una sigla, poco nota, e che nelle vicende della ricostruzione è comparsa raramente: (ex) Ipab (Istituzione pubblica di assistenza e beneficenza). Il concetto base, semplificando molto, è più o meno questo: le Ipab hanno gestito per decenni beni mobili e immobili (palazzi, terreni e altro) avuti da donazioni che nobili o possidenti, nei secoli, hanno fatto alla loro città con il preciso obbligo che le rendite da essi derivanti fossero utilizzate per scopi sociali e in particolare per aiutare i più bisognosi. Inizialmente la gestione delle Ipab era affidata a persone scelte dagli eredi delle famiglie degli originari donatori (i cosiddetti portatori di interesse). Poi (salvo casi rari) a causa della “estinzione” di alcune storiche famiglie sono subentrati i Comuni. Questo fino al 2011 quando tutto è cambiato per l’intervento di leggi regionali che hanno trasformato le Ipab in Asp (aziende per il servizio alla persona). In Abruzzo ci sono sei Asp: due a Teramo, una a Pescara , una a Chieti e due in provincia dell’Aquila: una all’Aquila e una a Sulmona. Nella città di Ovidio l’Asp gestisce asili e case di riposo. All’Aquila la situazione è un po’ diversa anche perché gli edifici che fanno capo all’Asp del capoluogo sono da 12 anni inagibili salvo il Palazzetto dei Nobili, ristrutturato e in affitto al Comune, e un locale all’ex Standa in corso Federico II dove di recente, e in via provvisoria, c’è stato lo storico bar Nurzia oggi tornato in Piazza Duomo. Da una stima in difetto sono fermi al palo quasi 40 milioni di lavori di ristrutturazione (il patrimonio edilizio è stimabile nell’ordine delle centinaia di milioni) e soprattutto sono congelate rendite che secondo alcuni «potrebbero risolvere per sempre il problema della povertà all’Aquila senza far ricorso a risorse pubbliche». Inizialmente per ricostruire gli immobili Asp erano stati predisposti progetti (in particolare la scheda parametrica 1) che sarebbero dovuti essere finanziati come ricostruzione privata. L’ufficio speciale ha però detto no al contributo ritenendo, d’intesa con la Regione, che dev’essere seguita la strada dell’appalto pubblico tanto è vero che la stessa Regione, per conto dell’Asp 1, a gennaio 2021 ha pubblicato l’appalto per la progettazione della ristrutturazione (oltre 13 milioni) del palazzo in via Marrelli (Santa Maria ad Civitatem). Però non ha fatto in tempo a renderlo noto che, pare, sia stato già presentato un ricorso al Tar. Ma andiamo con ordine.
LE VICENDE STORICHE. Nel Medioevo nacquero – spesso collegate con i conventi – istituzioni di assistenza e ospizi. Dal 1500 in poi si svilupparono le Opere Pie quasi sempre su input del mondo cattolico. Si trattava di istituzioni su cui lo Stato non aveva competenza alcuna. Le cose cambiarono con l’Unità d’Italia e nel 1890 con la legge Crispi fu imposta la trasformazione di tutte le Opere Pie e altri enti simili da enti di diritto privato a Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (Ipab). Strutture rimaste fino ai giorni nostri. O meglio fino al 2011, quando la Regione ha fatto nascere le Asp. L’ASP 1. L’Asp1 dell’Aquila, si legge nel sito della Regione “progetta e gestisce servizi sociali e socio-sanitari a favore delle persone più fragili, anziani, minori e famiglie, adulti in difficoltà e immigrati, in ottica di un miglioramento continuo dei servizi ai cittadini e di lavoro di rete sul territorio di competenza”.
LE EX IPAB. Nell’Asp 1 sono confluite tre Ipab sulle quattro che erano ancora attive: Santa Maria della Misericordia, a cui fa capo in particolare il Conservatorio per orfane di Santa Maria della Misericordia (che si trova in zona chiesa San Silvestro) rappresentato dagli eredi della famiglia nobile de Nardis; l’Orfanotrofio di San Giuseppe (a cui sono attribuiti fra gli altri il palazzo in via Marrelli e quello in via dei Giardini dove per anni c’è stata la mensa dei poveri); Sant’Agnese in San Bernardo, zona via XX Settembre, che fino al 2009 faceva riferimento alla Caritas diocesana. C’era poi l’Ipab “Palazzo Fibbioni” che faceva e fa capo alla famiglia Rivera e che è stata trasformata in Fondazione e quindi non è entrata nell’Asp1. Palazzo Fibbioni da qualche anno è sede provvisoria del Comune concessa all’ente pubblico prima in comodato e poi in affitto. L’elenco dei beni dell’Asp1 è lungo. Oltre a quelli già citati c’è per esempio anche la chiesa dell’Annunziata (nei pressi di Palazzo Carli), la Chiesa della Concezione sotto i Portici con annesso un locale (quest’ultimi ora sono dentro l’aggregato del Quarto Cantone), alcuni vani all’inizio di via Patini (zona fontana Angelo muto). Attualmente l’Asp1 è gestita da un “organismo straordinario”: presidente è Dario Recubini, componenti Roberto Prosperi e Paolo Giorgi. Ma sui destini dei beni da ricostruire e sulle “nuove” nomine all’Asp 1 si sta profilando anche una questione politica. (1-continua)
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