Convento di Sant’Angelo d’Ocre, lavori vicini

Appalto e cantiere entro l’anno. L’obiettivo: valorizzare l’aspetto spirituale di un edificio secolare
FOSSA. Entro l’anno, al più all’inizio del 2024, potrebbe essere aperto il cantiere (primo lotto) per la ristrutturazione del convento di Sant’Angelo di proprietà del Comune di Ocre. Il Provveditorato alle opere pubbliche nelle prossime settimane dovrebbe bandire la gara d’appalto. I lavori sono finanziati (da tempo) con i fondi della ricostruzione 2009. La cifra stanziata è di circa 4 milioni. Ci sarà poi bisogno di un secondo lotto per la cosiddetta “rifunzionalizzazione”. Il Comune di Ocre ha già chiesto ulteriori finanziamenti a valere sul Piano complementare al Pnrr. L’obiettivo è “ridare vita” a un convento che come lo vediamo oggi ha più di 500 anni di storia anche se le sue primissime tracce risalgono addirittura al XIII secolo.
I frati lo hanno abitato fino a pochi mesi prima del terremoto del 2009 e fino al febbraio del 2020 conservava i resti mortali del Beato Timoteo da Monticchio e del Beato Bernardino da Fossa; resti che furono oggetto di un atto sacrilego da parte di “ladri” che forse cercavano qualche oggetto prezioso nelle teche. Oggi le reliquie sono conservate nel convento di San Giuliano.
Del passato, ma soprattutto del futuro del convento di Sant’Angelo d’Ocre, si è parlato sabato scorso nello splendido giardino del convento del quale si prende cura il Gruppo alpini di Fossa. Al convegno hanno preso parte Raffaello Fico, direttore dell’Ufficio speciale della ricostruzione del cratere, padre Marco D’Emilio dell’Ordine dei frati minori, Luca Pezzuto, docente dell’Università dell’Aquila, Vincenzo Calvisi, vice presidente della Provincia, Gianmatteo Riocci, sindaco di Ocre, Gianna Colagrande, vice sindaco di Fossa, Cesare De Lucia, in rappresentanza della popolazione di Monticchio, Genesio Tuzi, priore della Confraternita di Balsorano (comunità devota a San Cesidio).
Tutti hanno convenuto sul fatto che la futura gestione del convento dovrà certo valorizzare l’aspetto spirituale (tutta la zona che gravita su Fossa e Ocre viene definita il luogo delle beatitudini) senza però dimenticare che mantenere efficiente la struttura avrà costi molto alti che potranno essere affrontati solo se il convento diventerà un luogo di accoglienza per persone alla ricerca di un luogo immerso nella natura, ricco di storia, un’oasi del silenzio posta su uno sperone di roccia da cui si “gode” lo spettacolo della valle dell’Aterno. Al convegno ha fatto arrivare un contributo il nunzio apostolico, monsignor Orlando Antonini, il quale dopo aver ripercorso le passate vicende del convento ha proposto alcune ipotesi sull’utilizzo futuro.
«Inviterei chi di competenza» ha scritto fra l’altro Antonini «a chiedere all’autorità ecclesiastica competente di porsi alla ricerca di una nuova comunità monastica, costituendovi un centro di spiritualità e ritiro, con un laboratorio anche culturale e scientifico. Oppure, essendo oggi molto difficile trovare tale comunità monastica, potrebbe pensarsi a una struttura mista, religioso-culturale-ricettiva, magari affidata alla custodia e gestione della Confraternita di Fossa o di un Consorzio delle Confraternite interessate di Fossa e di Monticchio: in tal modo, oltre alla possibilità di visitare il complesso, si permetterebbe alla chiesa di rimanere aperta al culto almeno nelle Domeniche e nelle feste».
La giornata si è conclusa con la messa in memoria di San Cesidio di Fossa martire dell’eucarestia presieduta da padre Marco D’Emilio e con una fiaccolata dedicata al santo.
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