Corruzione, il Comune tutela chi fa la spia

Un provvedimento assicura l’anonimato a chi segnala episodi illeciti e lo sostiene in caso di licenziamento discriminatorio
L’AQUILA. Il Comune tutela chi fa la spia e agevola la lotta alla corruzione all’interno dell’ente regolando, in tal modo, l’istituto della segnalazione di illeciti da parte di dipendenti pubblici.
Per fare questo, tramite delibera, sono state previste specifiche tutele per chi segnala sia in termini di riservatezza dell’identità sia in termini di prevenzione per eventuali ritorsioni.
L’intento, più in particolare, «è di favorire da parte dei dipendenti dell’ente e di collaboratori di imprese che gestiscono beni e servizi all’ente stesso, la presentazione di segnalazioni che possano portare all’emersione di fenomeni di corruzione». Si fa riferimento esplicito, nella delibera, a diverse recenti leggi e, in particolare, all’articolo 54 bis del Dl 165 del 2001. In esso di prevede che «l’identità del segnalante non può essere rivelata. Nell’ambito del procedimento penale l’identità è protetta dal segreto nei modi e limiti previsti dall’articolo 329 del codice penale. Nell’ambito del procedimento davanti alla Corte dei Conti l’identità del segnalante non può essere rivelata fino alla fine dell’istruttoria. Qualora la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione e, dunque, la conoscenza dell’identità del denunciante sia indispensabile per la difesa dell’incolpato, la segnalazione sarà utilizzabile ai fini del procedimento disciplinare soltanto con il consenso del segnalante alla rivelazione della sua identità».
Sono previste, ovviamente, delle misure, anche con il ricorso a strumenti di crittografia, in modo da non essere comprensibile l’atto a persone non autorizzate a conoscere il nome del denunciante.
Ci sono anche altre tutele considerando che una spiata potrebbe mettere in crisi anche i vertici di un ente. Qualora fosse accertata, nell’ambito dell’istruttoria da parte dell’Autorità anticorruzione (Anac), l’adozione di misure discriminatorie da parte delle amministrazioni pubbliche, si applica al responsabile, sempre da parte dell’Anac, una sanzione da 5mila a 30mila euro che può salire a 50mila sulla scorta di altre valutazioni. Risulta a carico dell’amministrazione, inoltre, dimostrare che le misure discriminatorie sul segnalante sono estranee alla sua denuncia. Questi, qualora venisse licenziato, dovrà essere reintegrato. Ma queste tutele non sono affatto garantite qualora a carico dell’autore della segnalazione si sia accertata, anche con sentenza di primo grado, la responsabilità del segnalante per i reati di calunnia, diffamazione. Il ruolo del custode del segreto è svolto dal responsabile delle prevenzione alla corruzione e della trasparenza del Comune Alessandra Macrì.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

