Corruzione, ora Stati attacca le toghe

26 Ottobre 2017

Istanza al Csm, l’imputato chiede di valutare l’operato dei magistrati. L’investigatore: «Errore nella trascrizione»

AVEZZANO. Quindici giorni in una cella del carcere delle Costarelle all’Aquila. Altrettanti ai domiciliari nella sua casa di via Mazzarino ad Avezzano. E dopo sette anni passati a girovagare nelle aule di giustizia c’è un colpo di scena nella vicenda di Ezio Stati, 70 anni, l’ex frate cercatore della Democrazia cristiana prima e potente uomo del Pdl poi, arrestato il 2 agosto 2010 con l’accusa di corruzione.
CHE COSA ACCADDE. L’inchiesta riguardava una presunta attività illecita finalizzata a ottenere il vantaggio per essere inseriti nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione del post terremoto all’Aquila. La vicenda portò all’arresto di Ezio Stati, all’interdizione della figlia Daniela, all’epoca assessore regionale alla Protezione civile, al fermo dell’ex marito Marco Buzzelli e degli ex dirigenti della Valle del Giovenco calcio, Vincenzo Angeloni e Sabatino Stornelli. Daniela Stati avrebbe agito in qualità di assessore regionale, attraverso la fattiva partecipazione del padre Ezio e di Buzzelli, per agevolare Angeloni e Stornelli. I due si sarebbero mossi rispettivamente quale referente delle società di calcio Valle del Giovenco e Auxilium Tech il primo, e come amministratore delegato di Selex Se.Ma. spa e presidente della società Valle del Giovenco, il secondo. La Stati avrebbe ottenuto un diamante. Per Buzzelli ci sarebbe stata la nomina a consulente della Selex. A Ezio Stati era contestata la regalia di un televisore 40 pollici («grosso grosso» stando a un’intercettazione) e di un I-phone.
LE TRE ISTANZE E IL CSM. Stati, che da sette anni si ritiene vittima di “malagiustizia”, ha inviato un’istanza al ministro Andrea Orlando, al procuratore generale della Corte d’appello dell’Aquila e al procuratore generale della Corte di cassazione a Roma. Un esposto in cui si chiede «una verifica disciplinare sulla condotta dai magistrati dell’Aquila». Gip e pm che all’epoca firmarono i provvedimenti. La Procura generale della Corte di cassazione, a sua volta, ha inviato un’informativa alla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Stati motiva le sue richieste basandosi sulla testimonianza del poliziotto Giancarlo Pavone, che il 9 marzo 2017, in una delle udienze del processo che si sta celebrando ad Avezzano, è comparso in aula.
L’ERRORE AMMESSO. Pavone portò avanti le indagini e, come da atti, ha risposto alle domande del difensore di Stati, l’avvocato Alfredo Iacone. Il punto è quello relativo all’accusa, secondo la quale «Ezio Stati ha ispirato, coordinato e diretto buona parte dell’attività politica della figlia assessore, intrattenendo anche contatti diretti, non solo con i privati corruttori, ma anche con il presidente della Regione, Gianni Chiodi». «Mi può dire, per cortesia, questi contatti con Chiodi?», la domanda dell’avvocato Iacone. E il poliziotto Pavone: «Qui c’è stato un mero errore. Nel fare la bozza viene direttamente corretta dal dirigente». E, ancora: «Riferimenti diretti per questa vicenda tra Ezio Stati ed il presidente Chiodi? Non ce ne sono stati. Rammento che c’è stato solo un colloquio per terza persona tra Ezio Stati e Gianni Chiodi, ma in occasione delle vacanze di Natale, gli auguri di Natale».
«HO FATTO IL CARCERE». Da qui l’istanza di Stati per valutare l’operato di pm e gip. «Mi sono fatto trenta giorni agli arresti», sottolinea, «mi chiedo se si può arrestare qualcuno senza fare alcun riscontro, basandosi solo su un rapporto di polizia. Quanto meno il pm e il gip prima di scrivere accuse gravissime sul punto non avrebbero dovuto acquisire l’intercettazione di cui si parla, risultata però inesistente? Non sarebbe stato loro dovere, prima di emettere misure, acquisire la delibera del contratto, che non c’è? Ci si può basare su un rapporto di polizia, fatto solo di supposizioni sull’ascolto di intercettazioni, senza fare alcun riscontro?». Nell’istanza firmata da Stati e inviata alle Procure generali «la Procura dell’Aquila ha frettolosamente richiesto misure senza condurre alcuna indagine integrativa, tanto più che il materiale investigativo proveniva da altra inchiesta di altra Procura (Pescara, ndr), nella quale sono risultato totalmente estraneo. Non capisco di cosa sono accusato, visto che non ho fatto niente né per la Selex né per la Valle del Giovenco».
PARLERÀ CHIODI. Prossima tappa del processo giovedì 9 novembre. In quest’occasione fra i testimoni ci sarà l’ex presidente Gianni Chiodi. Fra qualche mese le accuse andranno in prescrizione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA