Corteo anti-tasse senza i movimenti

17 Aprile 2018

Spicca l’assenza di comitati e gruppi civici, impossibile ripetere i numeri delle grandi mobilitazioni. Critiche sui social

L’AQUILA. Le almeno 5mila presenze stimate alla mobilitazione indetta dalle istituzioni locali e dalle associazioni di categoria per protestare contro la restituzione delle tasse sospese dopo il terremoto chiesta dall’Ue sono un successo per gli imprenditori aquilani. Ma c’è chi la pensa in maniera diversa. Il termometro per misurare gli umori popolari lo danno, come al solito, i social. E a leggere riflessioni e commenti postati ieri a caldo da molti aquilani mentre, lungo corso Vittorio Emanuele, andava in scena il “No tax day”, si ha piuttosto l’impressione che una larga fetta della città sia rimasta, questa volta, se non indifferente, quantomeno distante.
«Manifestazione tardiva, ormai il danno è fatto», è il senso di molti post pubblicati su Facebook. «Questa storia delle tasse da restituire è la rappresentazione plastica della sintesi tra approssimazione e propaganda che ha contraddistinto questi nove anni», scrive l’avvocato Gian Luca Totani, interpretando, probabilmente, un sentire comune. Gli fa eco un collega, Andrea Piermarocchi: «Il terremoto fiscale, al contrario di quello del 2009, era ampiamente prevedibile. Bastava conoscere ed applicare le norme dell’Unione Europea che regolano la concorrenza e gli aiuti di Stato. La situazione non è frutto di un’ingiustizia ma una conseguenza dell’ennesima mala gestione politico- amministrativa».
Quanto ai numeri, impossibile pensare di portare di nuovo in piazza le 20mila persone che, il 16 giugno 2010 protestarono contro i ritardi della ricostruzione “sfondando” i caselli dell’autostrada e occupandone per qualche ora le corsie. O le 15mila del corteo “Sos L’Aquila chiama Italia”, che si svolse solo qualche mese più tardi, il 20 novembre. Ma ad aderire alla manifestazione di ieri sono state soprattutto sigle di associazioni datoriali o di categoria, sindacati, Comuni, qualche partito. Mancavano, a conti fatti, i cittadini, la costellazione di comitati, movimenti e gruppi civici nati dopo il sisma e protagonisti di mille battaglie. Colpa, forse, anche del giorno e dell’orario scelti dagli organizzatori. «Una manifestazione organizzata con evidente approssimazione», commenta Pietro Baldoni. «Oggi molte persone avevano scadenze non prorogabili. Il lunedì si programma il lavoro settimanale. Siderale distanza della politica dalla vita reale. Dilettanti allo sbaraglio».
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