«Così fratello sisma ci ha sbattuto fuori»
Il racconto del sacerdote don Bruno Tarantino, parroco di San Marciano e amministratore di Gignano
Dieci anni fa, nella prima domenica di Quaresima, iniziava un’avventura che tutti definivano temeraria, a rischio.
Da pochi mesi ero parroco di San Marciano, nel centro storico della città, e mi ero accorto di come parte della popolazione non poteva venire alla messa a causa dell’età e della salute.
Vivevano nei condomìni di via XX Settembre, adiacenti alla Casa dello Studente. Appartamenti grandi, di lusso, dai quali traspariva il tenore di vita della buona borghesia aquilana.
Tuttavia per queste persone anziane erano diventati prigioni. Perché non celebrare la messa nei loro palazzi?
Si dava l’occasione di partecipare e chissà, poteva anche nascere un momento di amicizia e convivialità.
Con l’aiuto delle Suore Zelatrici del Sacro Cuore e delle Suore Maestre Pie Filippini, di tanti laici, del coro, dei catechisti, dei tanti laici impegnati (che rimanevano comunque dubbiosi sulla buona riuscita dell’iniziativa) iniziammo questa scommessa.
Furono momenti belli di preghiera, di comunione, di condivisione.
Dopo la messa, spontaneamente, ognuno condivise dolce e salato, bibite e sorrisi.
Non siamo mai arrivati a celebrare la Pasqua.
Fratello sisma ci ha sbattuti fuori una settimana prima, voleva farci rivivere il dolore di Gesù in cammino verso Gerusalemme.
Molte di quelle persone non ci sono più, o meglio sono altrove.
Alcuni sono rientrati.
Altri, per il grande dolore, hanno preferito cedere all’Alzheimer.
Una politica poco lungimirante e chiusa negli interessi di bottega, ha ritardato i lavori della chiesa ma la vera Chiesa c’è ancora, c’è sempre e le sue sorti non dipendono dai potenti burocrati di turno, ma unicamente dall’amore infinito del suo Signore.
*parroco
di San Marciano
e amministratore
di Gignano
©RIPRODUZIONE RISERVATA

