Così la Jenca è diventata il santuario di Wojtyla

18 Agosto 2022

Le gite segrete del Papa nella chiesetta di San Pietro cominciarono negli anni ’80 La scoperta per caso: «Montagne che suscitano nel cuore il senso dell’infinito»

L’AQUILA. Sul Gran Sasso, nel borgo di San Pietro della Jenca, c’è il primo santuario europeo dedicato a San Giovanni Paolo II. Il Papa polacco, innamorato delle montagne abruzzesi, alla Jenca era stato molte volte, in privato naturalmente, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso. Ma fu solo alla fine di dicembre del 1995 che il mondo lo seppe. La notizia fu data il 30 dicembre 1995 dal quotidiano Il Centro che l’aveva saputa da Pasquale Corriere – il quale aveva e ha una casetta alla Jenca – che si era accorto dell’illustre presenza.
Così, sul sito dell’associazione culturale “San Pietro della Jenca” di cui Corriere è presidente (associazione impegnata da ormai quasi trent’anni a valorizzare il borgo legandolo alla figura del pontefice oggi santo) viene ricordato quel giorno: «Il 29 dicembre 1995 era venerdì, una giornata senza sole e con la nebbia. A fine dicembre, in alta quota, normalmente è difficile vedere persone sostare per un picnic. Eppure quel 29 dicembre qualcuno aveva scelto San Pietro della Jenca per respirare aria montana, e questo qualcuno fu Giovanni Paolo II che poi scrisse: “Queste montagne suscitano nel cuore il senso dell’infinito, con il desiderio di sollevare la mente verso ciò che è sublime”».
GITE SEGRETE
Spesso il Papa si allontanava in segreto dalle stanze vaticane per recarsi sui monti aquilani. Giovanni Paolo II scoprì casualmente il borgo ai piedi del Gran Sasso. L’arcivescovo emerito di Cracovia ed ex segretario di Papa Wojtyla, il cardinale Stanislaw Dziwisz, ha raccontato che una mattina Giovanni Paolo II, recandosi a sciare sulle piste di Campo Imperatore, rimase bloccato insieme alla sua scorta da una bufera di neve, che lo costrinse a tornare indietro.
Fu allora, mentre percorreva la strada provinciale del Vasto, che il pontefice scorse da lontano la chiesetta dedicata a San Pietro. Incuriosito da quell’immagine, Wojtyla volle avvicinarsi e visitare il piccolo borgo abbandonato che sembrava essere custode di una pace divina.
Da allora, quel paesino divenne il luogo dove il Papa poteva godere di quella tranquillità e di quell’armonia con la natura che lo avvicinavano a Dio, e fu lì che per tantissime volte s’intrattenne in gran segreto fino al 1995, quando tutto il mondo seppe della sua presenza a San Pietro della Jenca.
La notizia fece il giro del mondo perché il 25 dicembre del 1995, giorno di Natale, poco dopo mezzogiorno, tutti videro in mondovisione un Papa sofferente costretto a interrompere la benedizione Urbi et Orbi.
NATALE 1995
Ecco come quell’evento venne riferito dalle agenzie di stampa: «Il Papa ha interrotto la benedizione Urbi et Orbi da piazza San Pietro. La febbre non gli ha concesso di terminare il suo augurio nella luce della nascita di Gesù. “Scusate devo interrompere, vi benedico”, ha detto. Poco prima un sospiro, un lamento. Il pontefice avrebbe dovuto augurare un Natale di pace in 55 lingue, ai 67 paesi collegati in diretta con piazza San Pietro».
Le apprensioni per quel malore, nonostante le rassicurazioni del Vaticano, andarono avanti per un po’. Il Papa il 27 dicembre si era recato nella residenza di Castel Gandolfo per un paio di giorni di riposo. Il 29 mattina decise, insieme al suo segretario don Stanislaw Dziwisz, di andare in Abruzzo, nella zona del Vasto, nei pressi della chiesetta di San Pietro della Jenca.
Ma il 29 dicembre 1995 la notizia del Papa sul Gran Sasso fu qualcosa di più importante rispetto al passato (di solito ne parlavano soltanto i giornali locali quando, raramente, venivano a saperlo).
Quel giorno Pasquale Corriere si trovava a San Pietro della Jenca, vide il Papa e lo fece sapere al mondo: la notizia pubblicata dal Centro fu ripresa dai quotidiani nazionali e internazionali.
IL SANTUARIO
«Subito dopo quella visita privata», si legge nel sito Internet dell’associazione, «si cominciò a lavorare alacremente per terminare il restauro della chiesetta (oggi diventata Santuario) e per promuovere iniziative in omaggio alla figura del Santo Padre».
Dopo la stele in ricordo delle visite di San Giovanni Paolo II, nel 2001 fu organizzata la prima edizione di “Ci vediamo alla Jenca”, festa che si tiene ogni anno nel mese di agosto con l’assegnazione del premio “La stele della Jenca”. Oggi a San Pietro della Jenca c’è anche un piccolo museo con oggetti appartenuti a Giovanni Paolo II.
IL PASTORE
Nel 2003 Giovanni Paolo II, seppur molto malato, per ben due volte a luglio arrivò in Abruzzo in visita privata. Nel primo caso, il 14 luglio, un lunedì, la notizia venne raccontata il giorno dopo sempre dal Centro. Il Papa si recò sul Gran Sasso nella località che viene chiamata Pantano, dove incontrò un pastore, Angelo Spagnoli, al quale consegnò un rosario. Quasi 18 anni dopo l’episodio è stato confermato (anche se nessuno lo aveva mai messo in dubbio) da un uomo che all’epoca era “l’ombra” di Papa Wojtyla, e che lo accompagnava nelle sue “visite private” in Abruzzo. Si tratta di Egildo Biocca, di Celano, ex ufficiale della Gendarmeria vaticana, che ha raccontato al Corriere della Sera le tante escursioni col Papa, l’incontro di Giovanni Paolo II con il pastore e le soste di Wojtyla vicino a quello che oggi è il santuario “San Giovanni Paolo II” a San Pietro della Jenca.
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