Cotugno senza sede a soli due mesi dalla fine della scuola

La rabbia di una liceale in un testo per preparare l’esame: «Paghiamo sbagli di chi ha voltato le spalle alla sicurezza»
L’AQUILA. Mancano poco più di due mesi alla fine dell’anno scolastico 2017-2018, l’inizio del prossimo si avvicina a grandi passi ma per l’istituto “Cotugno” non si intravede una seria soluzione al problema della sede. All’istituto fanno capo il liceo Classico, il liceo Linguistico, il liceo delle Scienze umane, il liceo Musicale e il Convitto. Oggi il Cotugno è dislocato su più sedi, alcune molto lontane tra loro. I disagi per allievi e docenti sono infiniti. Come noto l’edificio principale, quello di Pettino, è per gran parte inagibile. Le verifiche fatte la scorsa estate tra mille polemiche hanno stabilito che non c’è sicurezza in caso di forti scosse di terremoto. Gli enti (Provincia in particolare – proprietaria della struttura – ma anche il Comune) all’inizio di settembre 2017 promisero interventi per far sì che almeno da settembre 2018 si potesse tornare alla normalità. Da allora tante parole, ma pochi fatti.
Qualcosa si muove (progetti e quant’altro), ma tutto avviene a passo di lumaca come se le scuole fossero case qualsiasi da ristrutturare o ricostruire. Le scosse di terremoto degli ultimissimi giorni non fanno altro che peggiorare lo stato d’animo degli interessati. L’amarezza, la rabbia, l’impotenza rispetto a tutta la situazione sono state espresse da una studentessa del quinto anno, Lorenza Marucci, che ha scritto un testo nell’ambito di una serie di incontri per la preparazione all’esame di Stato (che prevede anche l’articolo di giornale) che il Cotugno ha organizzato in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti. Ecco il testo di Lorenza Marucci: «11 settembre 2017: gli studenti del Cotugno cominciano l’anno scolastico nelle sedi assegnate. Dopo i doppi turni dello scorso anno gli alunni avranno a disposizione 5 diversi edifici in cui poter fare lezione. Si tratta di una sistemazione provvisoria: così vengono rassicurati i ragazzi, gli insegnanti, il personale e la preside. Eppure a sette mesi dalla riapertura sono oltre 1200 – tra scolari, professori e bidelli – coloro che tutti i giorni sono costretti a vivere, come osservano gli stessi docenti, una situazione umiliante. È un bisogno oggettivo desiderare una scuola che non sia composta soltanto dai banchi, ma anche da relazioni, esperienze e collaborazione reciproca, questa necessità non sarà soddisfatta almeno per il momento. L’opinione che gli studenti hanno su questa situazione è tutt’altro che positiva: si sentono ignorati, presi in giro e trascurati. Il futuro è incerto non tanto per le classi terminali, che a breve completeranno gli studi, quanto per i bienni che hanno ancora un lungo percorso davanti a loro. La prassi è la stessa da settembre: gli alunni prendono l’autobus per raggiungere la palestra, professori racimolano frettolosamente il tempo per spostarsi da una sede all’altra e, a meno che non ci si trovi nella sede “madre” di Pettino, l’aula magna, la biblioteca, i laboratori, gli uffici e la segreteria sono impossibili da raggiungere. La stessa preside non ha un vero e proprio ufficio, ma i suoi alunni vengono comunque informati con tenacia e coraggio di ogni avvenimento, lieto o sgradito che sia. Sono proprio gli alunni quelli che si chiedono come mai si sia arrivati a questo punto, come se si fosse ritornati nel passato, quando la scuola era più qualcosa di burocratico che qualcosa di umano. Forse oggi si pagano gli errori commessi in passato da chi ha voltato le spalle al problema della sicurezza degli edifici pubblici tradendo in primis la sua città».
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