Crac M&P, i dettagli dell’inchiesta L’accusa è bancarotta fraudolenta

21 Dicembre 2023

La società gestiva strisce blu e parcheggio di Collemaggio, il Comune vanta un credito di 1,4 milioni In otto sono finiti sotto indagine della Procura dopo il fallimento, passivo di oltre 7 milioni e mezzo  

L’AQUILA. Bancarotta fraudolenta in concorso: questa l’accusa avanzata dalla Procura della Repubblica dell’Aquila nei confronti degli otto indagati per il fallimento da oltre 7 milioni e mezzo del 2021 della società M&P, che gestiva il megaparcheggio di Collemaggio e le strisce blu all’Aquila.
Sotto inchiesta, come si legge nell’avviso di conclusione dell’indagine firmato dal pm Marco Maria Cellini, sono finiti noti imprenditori e professionisti, che negli anni hanno ricoperto ruoli di vertice della società. Si tratta di Lorenzo Santilli, 67 anni, aquilano, ex presidente della Camera di commercio dell’Aquila, del fratello Mauro Santilli, 63 anni,, gli avvocati Pierluigi Marramiero, 45 anni di Pescara, e Antonio Pimpini, 60 anni di Chieti, Danilo Di Costanzo, 61 anni di Corvara, Alfiero Marcotullio, 65 anni di Roccamontepiano, Antonio Vittorini, 65 anni di Scoppito, e Raffaele Natuzzi, 41 anni, di Paganica.
Per l’accusa, i fratelli Santilli, Vittorini e Di Costanzo, avrebbero dissipato il credito di 190mila euro della società fallita nei confronti dei soci Geser, società riferibile a Santilli Mauro, Felici srl riferibile a Santilli Lorenzo, e Blu parking riferibile ad Alfiero Marcotullio, «adottando una delibera di riduzione del capitale societario mediante liberazione delle quote sottoscritte dai soci».
Gli otto indagati, inoltre, «tenevano le scritture obbligatorie per legge in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari, avvenuto solo con la ricognizione del passivo fallimentare». E ancora: «Cagionavano il dissesto della M&P omettendo di annotare, nella contabilità un totale di 2,7 milioni di euro» e «aggravavano il dissesto non ricorrendo al concordato preventivo nel 2009 e nel 2012, anno di definitiva insolvenza». Sempre l’accusa: gli otto indagati «omettevano sistematicamente di onorare, a scadenza, il tributo Iva risultato di 613.689 euro», mentre i soli Lorenzo Santilli e Marcotullio «distraevano dalle casse della società 200mila euro a favore della Ecoesse, senza causale e giustificazione commerciale». Infine, con più versamenti, sei degli indagati distraevano 250mila euro in favore della Geser, senza giustificata causale».
Nell’elenco dei creditori della M&P figurano, tra gli altri, il Comune dell’Aquila, per 1,4 milioni di euro, il Comune di Teramo, l’Agenzia delle entrate e l'ex Camera di commercio dell'Aquila.
Le indagini sono scattate in seguito alla richiesta di fallimento avviata dal Comune dell’Aquila per debiti pregressi e ingiunzioni di pagamento inevase. (l.t.)
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