Crisi delle aree interne scontro Avezzano-L’Aquila

15 Gennaio 2021

Di Pangrazio: Biondi cerca la polemica per distogliere l’attenzione dalla sua giunta Genovesi getta benzina sul fuoco. E Simonelli replica: nessuna guerra in atto

AVEZZANO. La polemica tra Avezzano e L’Aquila infiamma il dibattito politico. Il sindaco Gianni Di Pangrazio respinge le accuse del collega aquilano Pierluigi Biondi e accende i riflettori sulla crisi delle aree interne. «Non ho bisogno che qualcuno mi ricordi la storia dell’Aquila, tantomeno quella recente visto che ho lavorato diversi anni nel capoluogo di regione come direttore generale della Provincia», ha commentato Di Pangrazio in risposta a Biondi, «e credo non sia necessario ricordarla nemmeno ai concittadini di Avezzano e della Marsica, vista la solidarietà e la vicinanza che abbiamo da sempre manifestato con sincerità verso gli aquilani. Più che una replica a una mia presunta polemica, quello di Biondi mi è sembrato un tentativo distogliere l’attenzione dallo scontro politico che sta attraversando la sua amministrazione. Il ragionamento di mercoledì, sviluppato per 45 minuti, non aveva nessun intento polemico nei riguardi degli amici aquilani, piuttosto era teso a mettere in luce la gravissima crisi che le aree interne della provincia stanno vivendo». Di Pangrazio ha poi risposto al consigliere Tiziano Genovesi, coordinatore della Lega, per il quale «un sindaco che sfrutta un luogo istituzionale per cercare consenso, offendendo la memoria e l’identità di una intera comunità, è vergognoso e volgare. Chieda scusa ai marsicani, a chi nel terremoto di 106 anni fa ha perso dei parenti, chieda scusa agli aquilani e alle famiglie delle vittime del terremoto del 6 aprile 2009 per le vergognose parole pronunciate», chiarendo che «il leghista Genovesi essendo povero di idee distorce e strumentalizza un passaggio che voleva soltanto evidenziare la resilienza dei marsicani a fronte di una tragedia immane che ha sconvolto il nostro territorio nel 1915 e la città dell’Aquila nel 2009. Mi spiace che non avendo proposte e idee concrete per la città abbia deciso di uscire dal consiglio che stava esaminando un importante documento programmatico per i prossimi 5 anni, approvato senza voti contrari, per scatenare una polemica sterile per quanto inutile».
Il consigliere comunale Nello Simonelli ha spiegato che «tutelare la propria indipendenza nei confronti di altre realtà territoriali non è una dichiarazione di belligeranza, bensì un preciso dovere di chi ambisce ad ottemperare al proprio mandato e a tutelare la propria collettività. Non c’è una guerra in atto contro L’Aquila, c’è una battaglia per le proprie spettanze». Roberto Alfatti Appetiti, commissario cittadino di Fratelli d’Italia di Avezzano, ha precisato che «scatenare guerre tra territori delle aree interne, peraltro alle prese con grandi difficoltà, minacciate anche da un riaccentuarsi della pandemia, non è una prospettiva utile alla città». Per Francesco De Santis, capogruppo della Lega al consiglio comunale dell’Aquila e consigliere provinciale, «è sconfortante leggere di sindaci che si appellano al campanilismo “di sangue”. Siamo forti se restiamo uniti, contiamo qualcosa se restiamo uniti, scriviamo il nostro futuro se restiamo uniti. Ognuno con le sue diversità». Secondo Gianni Padovani, presidente Aics L’Aquila, «contro il campanilismo e il provincialismo, che partoriscono progetti scollegati, frazionati, inutili, non c’è niente da fare: nel trattare certe questioni manteniamo infatti la stessa visione anacronistica propria delle generazioni che ci hanno preceduto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA