Crisi Edimo, chiesta all’Inps la cassa integrazione per 97

13 Marzo 2015

Prima iniziativa del patron Taddei contro l’effetto domino: durerà 13 settimane Rabbia e delusione dei dipendenti nell’affollata riunione nella sede della Uil

L’AQUILA. Per arginare la crisi, ed evitare il tanto temuto effetto domino, il gruppo Edimo muove le prime pedine del piano strategico annunciato dal patron Carlo Taddei durante il tavolo istituzionale in Regione.

Intanto è stata chiesta all’Inps l’attivazione della cassa integrazione ordinaria, per 13 settimane, alla Taddei spa, azienda specializzata nell’edilizia: il provvedimento riguarda 97 lavoratori, tra operai e impiegati.

Lo rende noto il direttore dell’Ance Francesco Manni: la richiesta è stata inviata alle sigle sindacali di categoria, la Fillea-Cgil, la Filca-Cisl e la Feneal-Uil. L’altro passaggio è il ricorso al cosiddetto concordato in bianco, che serve per congelare per 120 giorni i rapporti con i creditori, che coinvolge la stessa Taddei spa e un’altra società del gruppo, la Em 969. L’utilizzo degli ammortizzatori sociali dovrebbe frenare, per quanto possibile, la reazione a catena scatenata dalla dichiarazione del fallimento, lo scorso 17 febbraio, della Edimo spa, che si occupava di carpenteria e prefabbricati.

Ieri i 112 lavoratori hanno affollato in massa la riunione convocata nella sede della Uil: «La tensione è altissima», ha spiega«e i dipendenti non hanno nascosto rabbia e delusione. E’ passato ormai quasi un mese da quando il tribunale di Roma ha dichiarato il fallimento dell’azienda e il personale è sospeso in un limbo, senza alcuna certezza sulle prospettive future. Sono fuori della fabbrica, e senza alcun reddito. Abbiamo contattato il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli, per sollecitare nuovamente l’incontro con il curatore fallimentare Luigi Labonia, l’unico interlocutore che può sciogliere i tanti nodi. Se la convocazione non arriverà entro lunedì o martedì prossimi», sottolinea Ciuca, «i lavoratori sono pronti a farsi sentire, con azioni eclatanti”. Anche secondo Luigi Di Donato, responsabile della Feneal-Uil, «si sta trascurando l’esasperazione dei dipendenti del gruppo Edimo che, oltre a temere per il loro futuro, sono anche senza stipendio da mesi. Servono al più presto risposte concrete da parte del curatore fallimentare».

Il gruppo Edimo ha complessivamente 430 dipendenti. Un grido di allarme è stato lanciato anche dalle 156 dell’indotto, che sono legate a doppio filo con il destino della holding: a rischio ci sarebbero circa 1500 posti di lavoro. I fornitori hanno chiesto alle istituzioni e alla politica di intervenire per fermare quello che potrebbe trasformarsi nel «più grande disastro economico del post-sisma».

Il problema si acuisce in relazione all’effetto domino dell’indotto.

Romana Scopano

©RIPRODUZIONE RISERVATA