Crolli nel condominio in centro: il Comune lancia un ultimatum

19 Luglio 2023

Tensione nel faccia a faccia convocato da Tinari tra i proprietari in lite del mega aggregato “Il Moro” Pochi giorni per trovare un accordo e avviare i lavori da 14 milioni di euro o arriverà il commissario

L’AQUILA. È l’odissea di trenta famiglie, che a 14 anni dal terremoto non riescono ancora a far partire i lavori di ricostruzione della loro casa. Ed è una ferita per tutta la città, con quei palazzi risalenti anche al XV secolo, nel pieno di un centro storico ricostruito e rinato, che invece sono ancora sventrati e continuano a crollare. Il mega aggregato “Il Moro”, tra via Paganica e via San Benedetto in Perillis, il più grande e prestigioso nel cuore dell’Aquila, è in parte ancora zona rossa.
Ieri mattina, in municipio, è andato in scena il faccia a faccia voluto dall’assessore alla Ricostruzione privata Roberto Tinari con le parti da anni protagonisti di una lite con tanto di contenziosi legali che hanno bloccato i lavori da quasi 14 milioni di euro. In un lato del tavolo il presidente del consorzio e quindi rappresentante dei proprietari, l’avvocato Giampietro Berti De Marinis, con i suoi tecnici, nell’altro lato uno dei due condomini “ribelli” con il suo legale. Seduti ai due capi anche l’assessore e il funzionario del Comune.
In strada, sotto le finestre del municipio, invece, decine di proprietari stanchi. Alla fine dell’incontro, quando si è diffuso l’esito del faccia a faccia, la stanchezza della folla è diventata rabbia: nessun accordo o passo avanti significativo, ora si rischia l’intervento d’autorità del Comune tramite commissariamento, con il timore che tutta la pratica di ricostruzione debba ripartire da zero o quasi.
I NODI
I nodi dell’aggregato Il Moro sono sostanzialmente due. Il primo è sulla ricostruzione, legato al fatto che due condomini hanno effettuato lavori prima della nascita dell’aggregato e ora non consentirebbero ai tecnici del consorzio di accedere per gli ultimi rilievi. Sono quelli necessari per completare la progettazione e la pratica autorizzativa e far partire lavori già appaltati. Il secondo nodo è legato ai crolli, che hanno costretto il Comune a transennare l’area, con tanto di presunte irregolarità, anche nell’uso di appartamenti che sulla carta sono in zona rossa. Questo è quanto sarebbe emerso proprio dalla relazione del Comune mostrata ieri, secondo il racconto di chi era seduto a quel tavolo del municipio ieri mattina.
L’ULTIMATUM
Il Comune, oltre a chiedere l’immediata messa in sicurezza, ha quindi lanciato anche il suo ultimatum, offrendo tre possibili soluzioni alla impasse, che devono essere trovate entro pochi giorni (una quindicina dopo la verbalizzazione dell’incontro). La prima: che i due proprietari “ribelli” facciano entrare i tecnici del consorzio per completare rilievi e progettazione. La seconda: che i due proprietari “ribelli” facciano una propria perizia tecnica e la consegnino al consorzio. La terza: il commissariamento, con il Comune che a quel punto entrerebbe direttamente nella questione, con propri atti d’autorità a danno di tutti i proprietari, sia quelli del consorzio che quelli “ribelli”.
LA SENTENZA DEL TAR
Proprio ieri sulla questione è arrivata anche una sentenza del Tar, che spegne un’altra speranza per superare il blocco. I giudici amministrativi hanno infatti respinto il ricorso contro il Comune dei proprietari “ribelli”, che chiedevano il distacco dei propri alloggi dall’aggregato. Cosa che avrebbe favorito il via ai lavori per gli altri appartamenti.
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