Crollo con vittime, fissato l’appello

25 Luglio 2015

Tragedia in via D’Annunzio, il processo di secondo grado verrà celebrato il 23 settembre

L’AQUILA. La corte d’appello ha fissato per il 23 settembre il processo a carico dell 'ingegnere aquilano Fabrizio Cimino, accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni per il crollo della palazzina di via Gabriele d'Annunzio, a causa del sisma del 6 aprile 2009, nella quale morirono tredici persone. In primo grado fu condannato e 3 anni e mezzo e ora, dopo il suo ricorso per ottenere l’assoluzione, ci sarà un altro processo.

Si tratta di uno dei filoni più dolorosi delle maxi inchieste aperte dalla Procura della Repubblica dell'Aquila per i lutti del post sisma.

Atto decisivo di questo procedimento è una perizia affidata dal giudice al docente Gabriella Mulas. Secondo la tesi accusatoria, accolta dal giudice, se Cimino quando fece i restauri avesse esaminato il progetto originario del palazzo, viziato da gravi errori di progettazione e vulnerabilità, avrebbe scongiurato la morte di quelle vittime del sisma: di qui la decisione di chiedere la condanna.

In particolare, nel progettare alcuni lavori di ristrutturazione seguiti a danneggiamenti, l'imputato non ha indicato quali erano i pilastri coinvolti, non ha svolto analisi di calcolo, non ha consegnato il progetto al Genio Civile, che in teoria avrebbe potuto disporre un collaudo. Naturalmente la difesa, affidata all’avvocato Stefano Rossi, giunge a conclusioni completamente opposte. Le parti civili sono rappresentate dagli avvocati Antonio Milo, Francesco Valentini, Donatella Boccabella, Antonio Di Mizio, Francesco Carli, Alessandro De Paulis, Ascenzo Lucantonio Bernardino Ciucci.

(g.g.)

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