Crollo di via D’Annunzio Parola alla Cassazione

16 Marzo 2016

Persero la vita 13 persone: udienza il 9 maggio, scongiurata la prescrizione Unico imputato è l’ingegnere Cimino che ha sempre rigettato le accuse

L’AQUILA. Un altro importante processo per un crollo, quello di via D’Annunzio, in centro, dove morirono 13 persone, non è più a rischio prescrizione.

Infatti la quarta sezione della Corte di Cassazione ha fissato per il 10 maggio l’udienza che farà calare il sipario sul caso. Sotto processo si trova l'ingegnere Fabrizio Cimino accusato di una condotta omissiva in relazione ai restauri del palazzo fatti una dozzina di anni fa. Risulta imputato per non avere notato palesi criticità del palazzo, edificato nel 1961, in occasione dei lavori dai lui diretti. Accuse rispedite al mittente. Nello stesso procedimento era coinvolto anche Fernando Melaragno, titolare della ditta che eseguì i lavori ma è stato assolto definitivamente. A Cimino, dopo una prima condanna in primo grado a 3 anni, la Corte d’appello ha ridotto la pena a un anno e dieci mesi per omicidio colposo plurimo. Documento cardine dei processi di primo grado e di appello una perizia affidata al docente di Scienze delle costruzioni del Politecnico di Milano Gabriella Mulas. Su questa perizia ci fu scontro in aula con le difese, in particolare con il consulente Franco Braga, autorevole docente di Tecnica delle costruzioni all'Università “La Sapienza” di Roma, ex sottosegretario alle Politiche agricole nel governo Monti.

Con le stesse accuse, ma in un procedimento diverso, è imputato anche il costruttore Filippo Impicciatore, 83 anni, che ora vive in Venezuela. Il procedimento è bloccato in quanto è irreperibile e ci sono problemi di notifiche. Le parti civili sono assistite dagli avvocati Bernardino Ciucci, Antonio Milo, Antonio Di Mizio, Donatella Boccabella, Ascenzo Lucantonio, Francesco Valentini. Cimino è difeso dal legale Stefano Rossi.

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