Croupier ucciso, ergastolo all’assassino

24 Luglio 2015

Francesco Leccese, aquilano, fu colpito con sedici coltellate dal suo compagno di stanza nella casa di Birmingham

L’AQUILA. Condanna esemplare e inflitta in tempi davvero rapidi: la giustizia inglese è stata inflessibile e ha inflitto l’ergastolo ad Alberto Casiroli, il cuoco accusato di avere ucciso lo scorso 18 novembre a Birmingham l'aquilano Francesco Leccese, 21 anni, che era emigrato in Inghilterra per lavorare come croupier. La notizia è stata confermata dall'ufficiale di collegamento con la questura dell'Aquila, interessata del caso. Casiroli, che da quanto accertato dagli investigatori inglesi soffre di una forma di schizofrenia, ha aggredito il giovane nella sua camera da letto prima di inseguirlo giù per le scale e finirlo. Da quanto scoperto dagli investigatori, Leccese è stato pugnalato 16 volte. Il giudice, Paul Farrer, ha ordinato ieri che per il condannato occorra un minimo di 6 anni di reclusione in carcere prima di poter essere preso in considerazione per la libertà condizionale. In un passaggio della motivazione il magistrato ha detto che la vittima era «un giovane uomo ambizioso e che lavorava sodo».

Dell'omicida, originario di Lissone (Monza-Brianza) ha sostenuto che ha attaccato Leccese «con il coltello in circostanze in cui era disarmato e impossibilitato a difendersi. Senza ombra di dubbio si è trattato di un attacco ripetuto e frenetico con un'arma mortale», tutto secondo il giudice fa pensare che fosse «delirante. È stato un omicidio pianificato e l’imputato doveva avere l'intenzione di uccidere la vittima». La famiglia Leccese ha assistito in Inghilterra al processo.

Il procuratore Adrian Keeling, che ha rappresentato l’ac cusa, ha affermato che «si è trattato, in ogni caso, di una strage immotivata e crudelmente violenta di un uomo del tutto innocente che aveva tutta la vita davanti a sé. Il giovane ucciso era venuto dall’Aquila in questo Paese per la formazione a lavorare come croupier in un casinò a China town, a Birmingham».«Le sue prospettive di vita e lavorative erano buone», ha aggiunto, «e non c’era nessun motivo ragionevole, a parte il suo stato di salute, perché l’imputato lo uccidesse in quella maniera frenetica e non provocata».

Francesco Leccese lascia un vuoto incolmabile non solo nella sua famiglia ma anche tra i tanti amici e la comunità di Gignano resterà sempre segnata dalla tragedia di Birmingham.

Dopo il diploma al Conservatorio e all'Istituto tecnico industriale Francesco aveva fatto lavori saltuari all'Aquila. La passione per le carte da gioco era fortissima ma il sogno (poi realizzato) di diventare croupier gli è stato fatale.

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