Cure negate a una malata Il marito: costano troppo

Disattesa la sentenza del tribunale: grave la 62enne affetta da sclerosi multipla La famiglia chiede il ricovero nella struttura dove si trova il medico che l’assiste
AVEZZANO. Nonostante una specifica sentenza del tribunale del lavoro, che ha riconosciuto la gravità del caso, Ivana Andreozzi, una paziente avezzanese di 62 anni affetta da sclerosi multipla, continua a vedersi negata la possibilità di essere ricoverata gratuitamente, secondo quanto previsto dalla legge, nella clinica Villa Dorotea di Scoppito, alle porte dell’Aquila. Nella struttura lavora il medico Agostino Cialfi. Quella della donna e di suo marito, Eugenio Mascaretti, è una lunga partita a scacchi con le strutture sanitarie e con l’Asl provinciale. Da oltre vent’anni, Mascaretti assiste sua moglie, resa disabile da un cavillo burocratico che a suo tempo pregiudicò l’accesso a un farmaco che avrebbe rallentato o addirittura bloccato la progressione della sclerosi multipla, una patologia difficile da tenere sotto controllo anche se i nuovi farmaci possono rivelarsi particolarmente efficaci.
Già nel 2014, Mascaretti aveva chiesto e ottenuto che la moglie fosse ricoverata nella stessa struttura di Scoppito. Tuttavia, l’Unità di valutazione multidimensionale (Uvm) di Avezzano aveva concesso alla donna solamente un periodo limitato di degenza.
Fino al 2017, comunque, la stessa Uvm aveva concesso il ricovero gratuito nella clinica Nova Salus che si trova a Trasacco.
Dopo le dimissioni, la signora Andreozzi ha seguito un regime di terapie domiciliari nella propria abitazione di Avezzano. Un nuovo ricovero è stato richiesto già prima del 2018.
«Tuttavia», sottolinea il marito, Eugenio Mascaretti, «il medico dell’Asl ha ritenuto il caso di mia moglie medio-grave e questo nonostante l’aggravamento delle condizioni di salute, diagnosticato dallo stesso Cialfi. Le nostre condizioni economiche non ci permettono di sostenere le spese per un ricovero».
Di qui, la sentenza dello scorso luglio che, nonostante l’autorizzazione al ricovero provvisorio, non ha ancora avuto seguito.
«Lancio un appello alla direzione dell’Asl affinché questa vicenda venga risolta», conclude l’uomo.
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