D’Amico: onoriamo tutte le vittime di violenza politica al di là del colore

Signor Sindaco della Città dell’Aquila, caro Pierluigi, vorrei condividere con te, che rappresenti tutta la cittadinanza aquilana, alcune riflessioni in riferimento all’ apposizione della lapide...
Signor Sindaco della Città dell’Aquila,
caro Pierluigi, vorrei condividere con te, che rappresenti tutta la cittadinanza aquilana, alcune riflessioni in riferimento all’ apposizione della lapide commemorativa in memoria di Sergio Ramelli, studente diciottenne barbaramente assassinato per le sue idee, e segnalarti una grave imprecisione nella delibera del Consiglio comunale con cui il 12 giugno 2023 è stata assunta la relativa decisione.
Mi riferisco alla considerazione in premessa esposta in delibera secondo cui “non può essere tollerato che, a 48 anni dall’accaduto, l’assassinio di Sergio Ramelli continui a essere oggetto di rivendicazione e di esaltazione da parte di gruppuscoli appartenenti “all’antifascismo militante”. Sono convinto che nessuno possa auto-attribuirsi apoditticamente patenti di “fascismo” o di “antifascismo”, poiché sono i princìpi a cui ispira la propria vita sociale e civile a definirne l’adesione a sistemi democratici nati dalla lotta antifascista, come accaduto in Italia, o, al contrario, a sistemi anti-democratici fondati sul ricorso sistematico alla violenza per dirimere il confronto politico che, proprio per questo motivo, sono definibili in senso ampio “fascisti”. Infatti, nel 2024 con il termine “fascismo” non si indica solo il movimento politico che è stato al potere in Italia dal 1922 fino al 1943, con l’odiosa appendice della Repubblica di Salò, ma ci si riferisce ai totalitarismi, che ispirano la loro azione alla violenza nella lotta politica, al rifiuto del confronto e del dibattito democratico, che promuovono l’esaltazione della politica sovranista e di potenza nei rapporti internazionali, che si rifanno al culto di un cupo mito di un asserito glorioso passato mai esistito, che rifiuta la convivenza delle diversità, della pari dignità e che discrimina gli esseri umani; in altri termini quei principi che sono l’antitesi della nostra Costituzione repubblicana antifascista scritta e approvata da tutte le forze politiche, anche di area moderata e conservatrice che una volta si definivano “arco costituzionale” (ad esempio, solo per citarne alcuni, 25 deputati repubblicani e 22 liberali). D’altronde, tra i principali oppositori e combattenti contro il nazi-fascismo non può non essere posto in primo piano Churchill - certo non un “pericoloso comunista” - che è stato fra i principali artefici della sconfitta di tali regimi.
In questo senso, chi ha barbaramente assassinato Sergio Ramelli è a pieno titolo “fascista”, indipendentemente dal colore della casacca che ha deciso di indossare, perché è fascista il ricorso alla violenza quale strumento per dirimere il confronto politico, mentre è antifascista il rispetto dell’avversario e il suo coinvolgimento del dibattito democratico. Ne deriva – e da qui l’errore che mi permetto di portare alla tua attenzione – che chi inneggia alla esaltazione dell’assassinio di Sergio Ramelli non può essere “antifascista militante”, essendo l’esaltazione di un assassinio di un ragazzo, motivato solo dalla diversità delle sue idee politiche, la più chiara manifestazione di un pensiero e di un modo di fare “fascista”.
In questo senso, nel condividere con te e con tutto il Consiglio comunale dell’Aquila il ripudio assoluto dell’ideologia fascista e la condanna delle gesta di chi a essa si ispira per i suoi atti di violenza - indipendentemente, lo ribadisco ancora, del colore con cui si veste – mi permetto di segnalarti il refuso nella delibera e di invitarti a estendere la commemorazione e la lapide a tutte le vittime della violenza politica, al di là dalle idee politiche delle vittime, di destra conservatrice piuttosto che di sinistra riformista, perché tutte vittime di un inaccettabile sistema di fare politica: il fascismo.
Apporre una lapide, erigere un monumento, come ben sai, non significa provvedere all’arredo urbano, ma indicare alle future generazioni principi e valori che la nostra Comunità oggi ritiene fondanti e identitari, princìpi e valori irrinunciabili a cui vorremmo venissero ispirate le nostre azioni: fra questi, non può mancare il ripudio assoluto della violenza nel dibattito politico e la condanna senza appello e senza colore di chi quella violenza ha praticato con efferatezza. Ricordare tutte le vittime di quella violenza – e in primo luogo Sergio Ramelli – significa ribadire il totale rispetto della libertà di pensiero e della libertà di visione politica all’interno di un confronto democratico.
Da ultimo, esprimo un auspicio: che questa commemorazione di tutte le vittime di violenza politica possa realizzarsi in occasione e nel nome della Perdonanza celestiniana. Che del rifiuto della violenza trova la sua più intima essenza.
* Consigliere regionale
dell'Abruzzo - XII Legislatura

