D’Eramo (Lega): adesso finalmente si volta pagina

23 Giugno 2021

Il Carroccio esulta per il cambio: «Scelto un professionista di livello assoluto» Pietrucci (Pd): centrodestra colpevole. Romano (Iv), dubbi sulla designazione

L’AQUILA . Non è stato il primo a commentare il siluramento dell’ex manager Asl Roberto Testa. Di sicuro, però, a lui spetta il ruolo di grande accusatore. Dal coordinatore regionale della Lega Luigi D’Eramo ai vertici del Pd, passando per il Movimento 5 Stelle, nessuno salva il direttore generale appena defenestrato. Per il centrosinistra, però, la responsabilità è politica più che tecnica.
IL CARROCCIO ESULTA. «Finalmente per l’Asl si apre una nuova fase: quella del fare, della riprogrammazione, del potenziamento, in ossequio al riordino della rete ospedaliera nella fase di superamento dell’emergenza Covid», sottolinea D’Eramo, «tutti aspetti che sono stati drammaticamente tralasciati nel corso della gestione del manager Roberto Testa». Il deputato, inoltre, tesse le lodi del nuovo direttore generale Ferdinando Romano: «È un professionista di livello assoluto, uno dei migliori in Italia, e riuscirà a imprimere quella svolta che da tempo reclamiamo affinché la sanità aquilana possa tornare a competere con quella della costa». Per Tiziano Genovesi, coordinatore provinciale della Lega, «la rimozione del direttore generale non può che considerarsi una normale conseguenza della vergognosa gestione dell’azienda sanitaria in un periodo di pandemia». Il dirigente del Carroccio, consigliere di opposizione ad Avezzano, ricorda le reiterate denunce sulle inadempienze di Testa e se la prende anche con il sindaco avezzanese Gianni Di Pangrazio. «Il primo cittadino, dopo aver recitato la parte del paladino marsicano», afferma, «ha scelto di restare in un religioso silenzio».
PD ALL’ATTACCO. Secondo Pierpaolo Pietrucci, consigliere regionale del Pd, «si compie la fine di un’esperienza destinata sin dal primo giorno al fallimento». Errori e inadempienze, nella sua valutazione, non saranno però colmati. «Anzi», osserva, «c’è pure il rischio che Testa possa chiedere un risarcimento danni o, comunque, uscire da questa sua pessima gestione con cospicui indennizzi». La responsabilità politica, a detta dei Dem, è del governo regionale. «La revoca del manager dell’Asl attesta il fallimento di Marco Marsilio sulla programmazione della sanità abruzzese», attacca Silvio Paolucci, capogruppo del Pd in Regione, «che dopo due anni e mezzo di guida del centrodestra è ferma, ha tutti gli atti scaduti e datati 31 dicembre 2018, ha già prodotto disavanzi di milioni di euro a causa della mancanza di governance e di verifiche da parte dell’esecutivo».
QUESTIONE POLITICA. Anche per il consigliere regionale di “Legnini presidente” Americo Di Benedetto il problema non è l’operato di Testa ma «le dinamiche politiche del (non) governo regionale indirizzate solo a salvaguardare i sottili equilibri di potere nel centrodestra». Secondo lui la rimozione del manager è «l’ennesimo improvvido tentativo di nascondere incapacità gestionali sull’emergenza sanitaria in atto, cercando di scaricarle sui vertici Asl». Per Giorgio Fedele, consigliere regionale del Movimento 5 stelle, «viene esposta la consueta e inaccettabile commistione tra sanità e politica». La maggioranza regionale, secondo lui, non è intervenuta quando era ancora possibile rimediare agli errori nella gestione sanitaria. «Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno preferito prima voltarsi dall’altra parte quando i problemi erano ancora risolvibili», afferma, «per poi iniziare lo stucchevole teatrino degli attacchi al direttore generale, tutti politici e privi di qualsiasi riferimento ai dati e ai numeri della sanità della provincia».
DUBBI SULLA SCELTA. Paolo Romano, capogruppo in Comune di Italia Viva, sottolinea un altro aspetto. «Testa cade ufficialmente per una gestione ritenuta insufficiente durante il Covid; al suo posto ci sarà Ferdinando Romano, già costretto alle dimissioni dal ruolo di direttore sanitario dell’Umberto I di Roma per la mancata applicazione dei protocolli anti-Covid: una situazione imbarazzante che ben spiega però quanto siano più prepotenti le logiche spartitorie anche quando confrontate alla gestione della salute pubblica». In ballo viene tirato anche il primo cittadino Pierluigi Biondi. «In tutto questo il sindaco dell’Aquila, massima autorità sanitaria della città e presidente del comitato ristretto dei sindaci», conclude Romano, «risulta silente e addirittura fuori città». “Cittadinanzattiva” prende atto di «una scelta che ci auguriamo non sia esclusivamente di carattere partitico, ma le cui ragioni altresì siano altrove».(g.d.m.)
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