Da Mantova all’Aquila per Curia e Sant’Agostino

21 Novembre 2015

Parla l’architetto giramondo Pigozzi che dirigerà i restauri del Vescovado La prossima settimana primo intervento per l’ex chiesa vicina alla prefettura

L’AQUILA. Tocco leggero. Più sei bravo e meno deve notarsi la tua mano. Mestiere sfaccettato, quello del restauratore, che mescola diverse competenze e tanta passione. Un restauratore deve essere abbastanza storico dell’arte, un po’ ingegnere, robustamente architetto e molto chimico. In proporzione variabile. «Un intervento può dirsi davvero riuscito quando sembra che non sia stato fatto nulla», conferma Fabio Pigozzi, titolare della Dp Restauro di Pieve di Coriano (Mantova), dove è tornato a fare base dopo aver vissuto e lavorato in giro per il mondo (dall’Avana a Palermo).

L’acronimo Dp comprime in due lettere diagnosi e progettazione. Ecco, un restauratore deve essere anche un po’ medico per curare le pietre e gli affreschi dallo sbiadimento del tempo, dalle offese dell’uomo, dagli smottamenti del destino. E di premure ha un disperato bisogno L’Aquila ferita, sbriciolata dal terremoto del 2009 e ancora scheggiata. «Oggi si contano tantissimi cantieri e le gru si rincorrono una dietro l’altra, ci si deve quasi azzuffare per un po’ di spazio. Insomma, si sta finalmente costruendo e c’è un fermento molto importante. Un fermento pulito che trasmette un’impressione di efficienza», riferisce Pigozzi, che con la sua società – in associazione temporanea con altre imprese – si è aggiudicato due appalti.

Il lavoro più largo, da 48 milioni, è quello per l’aggregato numero 961 (Consorzio Sant’Emidio) che affianca il Duomo: assegnato l’anno scorso, e frenato da intoppi burocratici, il primo cantiere è ancora in attesa del via, ma ormai dovrebbe essere questione di settimane per l’ati formata da Sac, Costruzioni Iannini e Dp Restauro.

L’altro appalto, per il consolidamento e il restauro della settecentesca chiesa di Sant’Agostino, Pigozzi se l’è aggiudicato a braccetto con Sac, Costruzioni De Cesare e Secap (base d’asta 9,7 milioni). Il cantiere è praticamente avviato, per l’inaugurazione ufficiale si attende solo la cerimonia con il soprintendente, in agenda per la prossima settimana. Il primo stralcio di lavori prevede la messa in sicurezza e la ricostruzione della cupola con la lanterna, sospesa a 38 metri di altezza. Fragile come un castello di carte, la chiesa dovrà essere imbragata – prima dall’interno, quindi dall’esterno – poi il braccio della gru lavorerà attraverso il buco della cupola (collassata per metà). La lanterna verrà ricostruita per anastilosi: tradotto, significa che i frammenti recuperabili saranno legati a pezzi nuovi, riconoscibili come tali. Anche se, puntando il naso a 38 metri d’altezza, il colpo d’occhio restituirà un’immagine compatta. Nato a Revere, classe 1959, i capelli raccolti in una coda e il sorriso aperto di chi ha frequentato il mondo, Pigozzi si è laureato in architettura a Venezia. Per cinque anni ha proseguito lungo i binari paralleli della carriera accademica e dell’attività professionale, quindi nel 1994 ha deciso di dedicarsi esclusivamente alla sua Dp Restauro. In viaggio come un pendolo tra l’Europa e il Sudamerica, ha lavorato in Russia e restaurato la Valle dei Templi. Ha vissuto alla Vucciria di Palermo e si è preso tutto il sole dell’Avana, finché il suo orologio biologico non l’ha richiamato indietro. Un po’ di sana nebbia, please.

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