Da politici e categorie un coro di critiche
Le reazioni. Pezzopane (Pd): «Brutta figura del sindaco». L’Ance di Teramo chiede regole chiare
L’AQUILA. Un putiferio. Sull’ordinanza emanata si è sollevato un polverone. Cosa devono fare le aziende? Quale linea seguire per non incorrere in sanzioni?
«I cantieri sarebbero potuti ripartire grazie al protocollo nazionale, l’unico applicabile e che andava rispettato», questo il commento di Emanuele Verrocchi, segretario generale della Fillea-Cgil provinciale. «L’ordinanza ha generato solo confusione e, alla richiesta unanime di semplificazione per una ripartenza immediata del mondo dell’edilizia, ha risposto invece con un aggravio di costi inutili a carico delle ditte edili. Qualora fosse presente, il virus in 14 giorni avrebbe comunque tutto il tempo per diffondersi. Inoltre il costo dei tamponi, 100 euro ognuno, è totalmente a carico delle ditte. Chiediamo a Biondi di ritirare l’insensata ordinanza e suggeriamo all’Ance di iniziare a lavorare in accordo coi sindacati».
La deputata Pd Stefania Pezzopane parla di «un’altra brutta figura del sindaco. Il prefetto Torraco osserva, con una sua chiara nota, l’ordinanza sui cantieri firmata dal sindaco, come atto fuori dalle disposizioni già impartite coi protocolli nazionali. Lo avevamo detto, ma non siamo stati ascoltati». Anche Agostino Del Re, direttore della Cna provinciale, pone interrogativi: «Abbiamo già centinaia di prenotazioni di ditte che vogliono effettuare i tamponi nella nostra sede, dove abbiamo approntato il servizio in collaborazione con Asl e Zooprofilattico di Teramo», dice Del Re. «Questa situazione di incertezza pone in difficoltà le imprese». Così il segretario generale di Apindustria, Massimiliano Mari Fiamma: «Come Api ci stavamo attrezzando per fare i tamponi e i test sierologici alle imprese, ma dev’essere chiaro, e lo è dalla normativa nazionale e da quanto ribadito dalla prefettura, che l’iniziativa dei tamponi dev’essere su base volontaria, sia per le aziende sia per i lavoratori. I cantieri possono riaprire applicando il protocollo nazionale, con l’aggiunta dell’ordinanza del Comune, esclusa l’obbligatorietà dei tamponi. Le nostre imprese associate rinunceranno alla richiesta di risarcimento danni per il mancato avvio dei cantieri, dovuto al caos normativo provocato dall’ordinanza, e cercheranno di procedere agli esami richiesti».
Per Paolo Romano (Italia viva) «il prefetto si è espressa negativamente sull’ordinanza, così come concepita, di riapertura, omettendo però un giudizio di legittimità chiaro e preciso, così come previsto dalla legge. Si tratta tuttavia di un parere emesso sull’ordinanza che risulta chiaro sin dall’oggetto e che non può riferirsi all’ordine del giorno del consiglio comunale, così come vorrebbe far credere adesso Biondi, il quale aveva assicurato che l’ordinanza era stata condivisa anche col prefetto».
Reazioni anche da Teramo. «La nota della prefettura fa chiarezza sulle norme applicabili», afferma il presidente Ance Teramo Ezio Iervelli. «In questo momento le imprese hanno bisogno di regole chiare che valgano per tutti e dappertutto per poter riprendere gradualmente le attività. Lo Stato con le leggi ha ampiamente regolamentato la Fase 2. Alle imprese l’obbligo di applicare i protocolli, agli enti locali sono demandate altre funzioni di controllo e cooperazione che devono esercitare con rigore e attenzione alle popolazioni, ma anche con prudenza e programmazione. La situazione economica è critica e occorre uno sforzo corale di tutte le istituzioni per favorire la riavvio delle attività, senza che si creino incertezza e confusione che danneggerebbero le imprese e i lavoratori».

