Dai resti di Forcona ad Amiternum, ecco la nostra storia
L’AQUILA. Quanti sono i siti archeologici nel nostro territorio? Essendoci posti questa domanda, abbiamo dialogato con Alessio Rotellini (archeologo degli scavi nei pressi della chiesa di Sant’Egidio)...
L’AQUILA. Quanti sono i siti archeologici nel nostro territorio? Essendoci posti questa domanda, abbiamo dialogato con Alessio Rotellini (archeologo degli scavi nei pressi della chiesa di Sant’Egidio) sui vari siti nell’Aquilano. Tutti conoscono l’antica città romana di Amiternum; ma questo è solo uno dei numerosi siti risalente all’epoca romana e, a loro volta, questi costituiscono solo una parte di tutti gli scavi effettuati nel territorio. Cronologicamente i vari siti possono essere suddivisi in due gruppi: quelli di età italico-romana e quelli di epoca medievale. Del primo fanno parte, dunque, gli scavi delle città di fondazione romana come Amiternum (fondata nel III secolo a.C), Forcona (costruita tra il II e il III secolo in corrispondenza dell’attuale Civita di Bagno), Aveia (situata nei pressi di Fossa) e Peltuinum (I secolo a.C). Queste città hanno avuto un’evidente importanza non solo dal punto di vista storico, ma anche urbanistico, in quanto fino ad allora, nel nostro territorio, erano stati costruiti solo insediamenti sparsi. Del periodo italico-romano fanno parte anche diverse necropoli tra cui quella di Fossa (costruita tra l’XI e il I secolo a.C) e quella di Bazzano (risalente al X secolo a.C).
Del secondo gruppo fanno invece parte molte di quelle strutture che identificano ancora oggi il nostro territorio quali chiese, monasteri, castelli e roccaforti. Da ricordare la cattedrale amiternina di epoca longobarda (oggetto di scavo archeologico da parte dell’Università) e la cattedrale di Forcona (XI secolo d.C). Secondo Rotellini, però, l’epoca più florida per il nostro territorio dal punto di vista artistico e culturale è proprio quella medievale, in particolar modo il periodo dal XIII al XIV secolo in cui si assistette al consolidamento del regno Asburgico, del quale l’Aquilano si trovò a fare parte pur mantenendo una relativa autonomia da esso in virtù della sua ricchezza, derivata in parte dall’attività della pastorizia e in parte dalla coltivazione dello zafferano. Troppo spesso pensiamo di dover andare dall’altra parte del mondo per scoprire nuove culture. Invece basterebbe guardarci un po’ intorno per fare un tuffo nel passato e conoscere meglio le nostre origini.
Gabriele Profeta
Giorgia Totani
Maria Zappavigna
Vittoria Ticci
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