Danni all’ex Reiss Romoli chiesti 3 milioni all’Ateneo

Ma il perito ridimensiona la somma invocata per la mancata manutenzione Atti al giudice che deciderà dopo avere sentito tutti i consulenti delle parti
L’AQUILA. Entra nel vivo, e ora si parla di soldi in maniera chiara, la controversia civile tra la proprietà dell’ex Reiss Romoli e l’Ateneo aquilano. La grande struttura dopo il terremoto ha ospitato per cinque anni il Rettorato, uffici, aule e vari spazi utilizzati dall'Università fino a quando non si è deciso di portare le sedi altrove.
Secondo i ricorrenti, ma la loro versione dei fatti è contestata dalla controparte, la mancata manutenzione ordinaria e straordinaria ha fatto perdere sensibilmente valore all'immobile.
Esiste una documentazione fotografica con la quale si supporta una serie di contestazioni. Si parla, infatti, di estese infiltrazioni di acqua e muffe su pareti e soffitti nelle residenze, danni agli infissi, distacco delle guaine isolanti di serramenti in alluminio, danni anche ai sanitari delle medesime residenze, alle pavimentazioni oltre a presenze di detriti e materiali di risulta. Insomma di tutto e di più.
L'avvio della controversia è finalizzato non solo a sentir condannare l'ateneo per i presunti danni conseguenti ai contestati inadempimenti ma anche ad accertare la reale efficacia del recesso che apparirebbe sostenuto da motivazioni solo formalmente legate alla facoltà riconosciuta all'Ateneo, ma per i ricorrenti ciò è da approfondire in ogni sede opportuna.
Veniamo alle cifre. L’ex Reiss Romoli chiede danni per 3 milioni e mezzo di euro sulla scorta di quanto affermato dai suoi periti, i tecnici Mauro Lepidi e Dante Galeota. L’Ateneo, ovviamente, boccia queste esose richieste senza appello. Nei giorni scorsi il perito che il giudice ha incaricato di fare una stima, Vincenzo De Paulis, ha dato la sua risposta. «Il totale delle opere di manutenzione da eseguirsi» scrive, «per riportare lo stabile in buono stato di manutenzione e conservazione è di un milione e 861mila euro di cui un milione e 300mila per manutenzione straordinaria e il resto per manutenzione ordinaria». Le attuali condizioni in cui versa il complesso immobiliare sono causate in primo luogo «per vetustà delle opere ... e ovviamente a mancanza di manutenzione riconducibile sia al periodo di locazione da parte dell’Università sia ai periodi precedenti, in quota proporzionale al periodo di utilizzo dell’immobile da parte dell’Università rispetto alla vita totale dell’edificio». La parte istruttoria di questa causa è ancora tutta da definire visto che le relazioni delle parti potranno avere la loro incidenza sul parere del giudice del tribunale Giovanni Novelli che deve decidere la controversia.
Tra l'altro, in vista della scadenza del contratto, erano stati avviati degli accordi per proseguire la permanenza di professori e studenti nella struttura di via Falcone, a Coppito, ma non si è arrivati a un'intesa. Si era anche parlato di una cessione dell'intero complesso a soli 25 milioni (la metà del reale valore) ma nessun ente locale o istituzione, compreso l'Ateneo, si è fatto avanti in maniera concreta. E questo nonostante si tratti di un complesso che si trova in una zona dove non vi sono problemi di parcheggio e che, dopo il terremoto, non è da considerare come periferica. Inoltre la struttura è assai vicina all'imbocco dell'autostrada.
Resta comunque il fatto che parte della struttura sarà destinata tra poche settimane a campus universitario privato come attesta l’immobiliarista Sergio Adriani.
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